| Diario di bordo
a cura di Davide TUCCIO |
Settimana dal 27 maggio al 2 giugno
Le fatiche di Andrea
Il suo 3° turno di Andrea Gaudenzi agli Open di Francia è risultato da non giudicare con sufficienza: la vittoria con Sampras (buona più che altro per i suoi annali, considerando lo stato di forma dell'ex n°1) e quella convincente ed autoritaria contro il giovane Brasington, che aveva fatto fuori giorni prima sia Furlan che Luzzi sono testimoni di un ritrovato stato di forma del tennista azzurro.
Soprattutto dopo lo zoppicante inizio di stagione che, prima di Parigi (nonostante il bel successo a Roma contro Federer) , non lo ha mai visto vincere, nello stesso torneo, due partite di seguito.
Di qui la maggiore considerazione per il risultato ottenuto in Francia. A tutto ciò, comunque, fanno da vistoso contraltare le dichiarazioni rese dal faentino proprio a cavallo tra Roma e Parigi e tutte su questo tono: "il mio fisico non è più quello di un tempo", "non spingo più come una volta", "il mio fisico inizio a risentire dello stress".
Ora, è vero che Gaudenzi, allevato alla scuola del duo Leitgeb-Muster, nel corso di questi anni ha fatto della palestra e quindi della sua condizione fisica una ragione di vita tennistica, ma è anche vero che dichiarare quello che ha detto lui a 28 anni e 10 mesi appare quantomeno prematuro. Per fare dei paragoni in casa nostra, basta ricordare che Sanguinetti è un anno più grande, Caratti e Furlan tre, per non parlare di Pozzi, che ne ha ben 8 e che ha avuto il suo top alla veneranda età di 35 anni, nel 2000. Queste dichiarazioni vengono rilasciate da un tennista che ha sì subito una serie di infortuni (quello della finale di Milano, nel '98, contro la Svezia è soltanto la punta di un iceberg), ma è anche vero che Andrea ha allenato il proprio fisico per sostenere impressionanti carichi di lavoro.
Non vorrei che queste affermazioni di Andrea segnassero una resa anticipata, dannosa soprattutto se dovesse avere ripercussioni psicologiche e condizionare l'impegno del nostro ex n° 1. Il quale sta vivendo una stagione in ribasso rispetto a 12 mesi fa e che, nelle prossime settimane, lo vedrà impegnato a difendere una dote impressionante di punti (challenger di Braunschweig e Atp di Baastad). Affrontare questi appuntamenti con un morale se non a terra quantomeno condizionato, non è proprio l'ideale.
I prati di Gianluca.
Questo momento, Gianluca Pozzi da Bari, lo ha atteso sin dall'inizio della stagione: disputare i tornei sull'amata erba, superficie che esalta le sue qualità di attaccante e che non lo costringe ad accettare lo scambio da fondocampo, dove spesso è in sofferenza (specie sul suo lato destro). Al primo torneo sul verde, il challenger di Surbiton - vinto dall'azzurro 4 anni fa - il tennista barese è in gara: partirà dalle qualificazioni, visto il suo ranking non certo esaltante. Ma a differenza dell'altro erbivoro Tieleman (che si sta riprendendo faticosamente dopo un grave infortunio) Gianluca ha fatto bene al suo esordio (+ Darkey (GHA) 61 63 e Marray (GBR) 64 63).
Ora, per accedere al tabellone principale, dovrà sfidare il lungagnone belga Dick Norman, n° 2 del tabellone di qualificazione. Il match, considerando le caratteristiche dell'avversario (ottimo servizio e gioco offensivo) ci dirà quanto Gianluca potrà, anche quest'anno, dire la sua sull'amata erba.
| >> Settimana dal 13 al 20 maggio |
Da scrivere questa settimana - ad essere sinceri - non c'è molto. Sarà, come sostiene qualche malalingua, che la considerazione deriva dagli scarsi risultati dei nostri tennisti in questo periodo. Non essendo abituato a pensar male, scarto l'ipotesi e propendo più per un'insieme di circostanze: Sanguinetti che deve fare i conti con se non odiata quanto meno antipatica terra battuta; Galvani che deve trovare ancora maggiore continuità nei suoi risultati per abbattere la soglia dei top- 100 (alla quale è sinceramente molto vicino);la maggior parte dei nostri - Furlan, Galimberti, Volandri, Pozzi, Caratti, Di Mauro, Galvani - impegnati nelle qualificazioni del Roland Garros e quindi, almeno per ora, non passibili di un qualche giudizio. Ma, penuria di argomenti a parte, credo che meriti uno spazio il momento di crisi - certamente vistoso - che sta attraversando il nostro giovane più promettente degli ultimi anni, risultati alla mano. Mi riferisco a Federico Luzzi, che sembra vivere una sorta di stagione- boomerang: da quella che doveva essere il trampolino di lancio verso sua definitiva consacrazione nel tennis che conta, infatti, si sta passando ad un'annata nella quale, da salvare, c'è veramente ben poco. Una sorta di cammino del gambero che dai top-100 lo ha portato a perdere oltre 70 posizioni nel ranking Atp.
Risultato di una stagione iniziata mediocremente (ko da Galvani a Chennai, da Chela nelle quali di Sydney e da Vinciguerra a Melbourne) e rovinata - più che altro psicologicamente - con il brutto infortunio alla spalla destra rimediato nel match di 1° turno a Milano contro il bielorusso Mirnyi, possibile prossimo avversario in Davis. Quindi - dopo quasi 40 giorni di stop forzato - il ritorno all'agonismo, caratterizzato da dei brutti ko: dal doppista ceko Snobel (quali ad Olbia) ad Andersen (quali Barcellona), ad Hadad (che si era qualificato per il challenger da 25mila dollari di Roma). Il tutto intervallato da alcune belle prove contro l'argentino Calleri (molto più forte della sua fama) all'Estoril, e contro Ljubicic (che al turno successivo avrebbe eliminato il defending-champion Ferrero) a Roma, che però non gli sono bastate per difendere i circa 150 punti conquistati lo scorso anno, di questo periodo, con i quarti a Barcellona (+ qualificazioni) e gli ottavi a Roma (+ Clement e Arazi) e grazie ai quali è riuscito a costruirsi la sua classifica. Scadute le pesanti cambiali l'azzurro è ora chiamato a gestire una situazione difficile dal punto di vista psicologico, costretto a tornare indietro a 12 mesi fa e ad abituarsi a challenger e qualificazioni varie. Un impegno non facile, al quale si pensava potesse dare un aiuto consistente Brogin, nuovo coach del toscano, cosa che però fino a questo momento non si è vista.
Inutile sottolineare l'importanza per il nostro tennis di un giocatore di talento ( e di carattere) come l'aretino, soprattutto considerando l'età degli altri azzurri, tutti abbondantemente sopra i 28 anni, eccezion fatta per Volandri, Galimberti e Galvani. La speranza è che Federico sappia riprendersi al più presto da questo momento negativo, ritrovando dai prossimi appuntamenti oltre allo smalto ed il gioco dei tempi migliori anche posizioni di classifica a lui più consone.
| >> Settimana dal 6 al 12 maggio |
Un torneo lungo tre giorni.
Illusi nelle prime due giornate, riportati a terra nella terza. Contro il qualificato Gonzalez, J. Blake e Albert Costa Stefano Galvani, Andrea Gaudenzi e Giorgio Galimberti non sono riusciti a garantire ai tanti appassionati italiani una presenza azzurra per gli ottavi di finale (cosa riuscita lo scorso anno a Federico Luzzi).
Va detto che i tre erano stati protagonisti del primo turno: Gaudenzi, al miglior match della stagione, era stato capace infatti di battere il n° 11 Federer, su cui molti sono pronti a giurare per un futuro da n° 1 del mondo, con un periodico e convincente 64, mettendo in mostra degli ottimi colpi di inizio gioco (servizio e risposta).
Galimberti, al miglior match della carriera, aveva fatto fuori niente meno che Alex Corretja, non tanto 16a testa di serie quanto soprattutto uno dei massimi interpreti al mondo del tennis su terra battuta negli ultimi anni.
Infine Galvani era riuscito nell'impresa, sempre ardua, di disinnescare il servizio-mitraglia del canadese naturalizzato britannico, Greg Rusedsky, attualmente 36 del mondo ma con un glorioso e fresco passato da top-ten.
Il tutto, inoltre, era stato corredato dalle buone prestazioni di Luzzi contro Ljubicic (che ha poi battuto il n° 3 Ferrero), di Volandri contro Robredo (arrivato nei quarti) e, se vogliamo, di Sanguinetti che si è arreso con onore a Kuerten (anche se poi quest'ultimo è stato sconfitto al turno successivo da Montanes).
Poi, nel "mercoledì nero", 3 sconfitte su 3: logica e prevedibile quella di Galimberti contro A. Costa(che opposto a Galvani, nell'Atp di Barcellona, è stato indietro 42 in entrambi i set prima di imporsi 75 76). Purtroppo per il tennista lombardo Costa gioca il suo stesso tennis, solo ad una velocità decisamente superiore, senza contare la notevole esperienza in più a questi livelli.
Viceversa Galvani ha lottato alla pari contro il giovane astro cileno Gonzalez, che lo aveva battuto 3 settimane fa nelle qualificazioni di Montecarlo con un punteggio molto severo (64 60).
Il tennista padovano ha fatto il suo match, recuperando il set di svantaggio e provando inutilmente a rientrare in partita - nel set decisivo - riprendendo il break di svantaggio subito a freddo.
Per lui, comunque, la conferma di una crescita che, dall'estate dello scorso anno, sta diventando sempre più marcata e convincente.
Infine Andrea Gaudenzi non ha saputo opporsi al tennis spumeggiante dello yankee Blake, tra l'altro battuto qualche mese fa in Arizona, nell'Atp di Scottsdale.
In pratica Gaudenzi ha smesso di giocare sul 3-3 del 2° set, dopo aver vinto la partita iniziale.
Se è vero quanto ha dichiarato in conferenza stampa (e cioè che la sua fibra muscolare è meno resistente e che inizia a sentire, a 29 anni da compiere, il peso dell'età) non c'è da stare troppo allegri. Considerando che il Roland Garros (partite al meglio dei 5 set) è alle porte, come il torneo di San Polten, nel quale è campione uscente.
| >> Settimana dal 22 al 29 Aprile |
WILD CARD GIUSTE, PIU' O MENO......
Otto wild-card a disposizione degli organizzatori degli Internazionali d'Italia, tutte giustamente concesse a tennisti azzurri. Sbaglia chi ritiene che questa sia una scelta provinciale o miope, perchè è quella corrente in tutti quanti i tornei internazionali. Se non si deve catturare qualche nome di rilievo, la scelta va a favore dei propri tennisti. E visto che il tabellone di Roma ha accontentato anche i palati più fini, la scelta si spiega da sola. Dunque per il tabellone principale sono stati premiati Stefano Galvani, Federico Luzzi, Filippo Volandri e Giorgio Galimberti. Mi sembra giusto: il primo è ancora, risultati alla mano, il miglior tennista azzurro della stagione dietro a Sanguinetti, dato confermato dalla bella prestazione di Barcellona (qualificazioni superate, vittorie importanti su Ljubicic e Kafelnikov e partita alla pari con A. Costa nella quale ha perso dopo essere stato in vantaggio per 4-2 nel 1° e 2° set). Wild-card strameritata. Federico Luzzi, condizionato dall'infortunio nell'Atp di Milano, non ha particolarmente brillato al rientro: ko con Snobel, Volandri, Dupuis, Andersen e, al challenger di Roma, questa settimana, dal qualificato israeliano Hadad, in due set. A Barcellona (ko da Andersen nelle quali) ha perso una grossa fetta dei punti che - lo scorso anno- gli hanno permesso di entrare nei top-100. A Roma è in arrivo un'altra cambiale pesante da onorare, visto che 12 mesi fa sconfisse Arazi e Grosejan, perdendo da Diaz al 3° turno. La wild-card è un giusto sostegno ad un tennista assai importante per il futuro del tennis italiano. Giorgio Galimberti si è guadagnato la wild-card soprattutto per la sua presenza, purtroppo sfortunata, in quel di Reggio Calabria, nel match di Coppa Davis contro la Finlandia.
Per lui, eccezion fatta per la vittoria su Vicente nelle qualificazioni di Montecarlo e per le semifinali (indoor) nel challenger di Magdeburgo, risultati non proprio eclatanti (- Olguin, Ramirez Hidalgo). L'ultimo invito, infine, è toccato a Filippo Volandri, che ha usufruito dell'ingresso di gaudenzi nel tabellone principale. L'invito al toscano, infatti, era subordinato alla presenza di Gaudenzi nel main-draw. Ritiratosi Rios, Andrea è entrato nel tabellone, consentendo a Volandri di risparmiarsi le qualificazioni e a Santopadre di giocarle. Per Volandri, dunque, la possibilità di misurarsi a certi livelli dopo un inizio di stagione non certo dei migliori, nobilitato da una semifinale(Olbia), un quarto(Napoli) ed un torneo in corso (Roma Garden) dove, mentre scrivo, è in semifinale. Purtroppo per lui i 3 tornei in esame sono tutti challenger da 25.000 $, livello non proprio competitivo. Staremo a vedere.
Globalmente, dunque, scelte giuste: il tennista con i risultati migliori e con la migliore classifica tra gli esclusi(Galvani), il giovane da aiutare (Luzzi), quello da riprovare a lanciare(Volandri) ed il premio a chi(Galimberti) ha giocato la Davis. Quest'ultima scelta, forse, poteva essere rivista a vantaggio di Renzo Furlan, che avrà pure 32 anni (il prossimo 17 maggio), ma che sta guadagnando posizioni (4° azzurro nel ranking dietro Sanguinetti, Gaudenzi e Galvani) e fiducia (sul rosso, dopo Olbia, ha un parziale di 12 match vinti a 4) e che è ben abituato a giocare a certi livelli. A Roma, ne sono sicuro, avrebbe potuto dire la sua. Anche partendo dalle qualificazioni.
Ecco perchè, con tutto il rispetto per Potito Starace (quartofinalista a Napoli e niente più), campano che da un anno inizia a frequentare i challenger, non può essere condivisa, se non la scelta per il tabellone principale, almeno quella per le qualificazioni.
Attualmente, credo che Renzo difficilmente perderebbe dagli 8 scelti - tra tabellone principale e qualificazioni - dagli organizzatori. Forse con Galvani, non penso dagli altri.
Niente da dire per le altre decisioni: bene a puntare sul nome nuovo del tennis italiano, Andreas Seppi (+ Delgado e Stolyarov nel challenger di Roma), sul siciliano Di Mauro, che ha i mezzi per fare bene e che va aiutato e soprattutto su Santopadre, anche lui avezzo a certi livelli - nonostante un periodo di forma poco eccellente - e meritevole di un premio per la sua grande correttezza, dentro e fuori dal campo.
| >> Settimana dall' 15 al 21 Aprile |
Il vero errore di Barazzutti
A giochi fatti, si è tutti bravi. Anzi, si è i migliori. Le recenti vittorie di Stefano Galvani nel nobile torneo di Barcellona (1.000.000 $, terra) serviranno ai detrattori della nostra squadra di Davis per sparare a zero, ancora di più (ammeso che ciò fosse possibile) contro il nostro Ct Corrado Barazzutti. Reo, tra le altre cose di aver preferito uno spento Galimberti ad un tennista (Galvani appunto) con una migliore classifica, di oltre 20 posti, che in Spagna si sta sorprendentemente esprimendo a certi livelli. Lo dimostrano le qualificazioni superate, la vittoria contro un tennista "tosto" e quotato come Ljubicic (n°36 atp) e il colpaccio contro Kafelnikov. Perchè dunque non averlo schierato a Reggio Calabria - come il sottoscritto aveva sostenuto a più riprese -? Magari con Nieminen avrebbe perso, ma non in 3 set e nel doppio un Galimberti più fresco avrebbe forse meglio figurato, senza patire lo stress per l'esordio in singolo. La sconfitta di Galimberti in singolo, infatti, ha dato la certezza della nostra sconfitta contro i finnici. Considerazioni giuste e pertinenti ma che andavano fatte alla vigilia del confronto, non certo ora, dove tutti "avrebbero fatto" o "avrebbero scelto". Sicuramente su Barazzutti avrà influito la vittoria di Galimberti su Galvani a Barletta, oltre agli allenamenti quotidiani tra i 2. Ma in quei giorni scrissi che il padovano era al 1° torneo sul rosso e che un "pedaggio" per il cambio di superficie doveva pure pagarlo; scontatolo, ha fatto vedere in Catalogna cosa può fare col suo gioco piatto e con la sua palla bassa contro terraioli che amano tremendamente arrotazioni e colpi esasperati. A ragione oggi, ma essendomi espresso ieri, posso dire che Barazzutti ha sbagliato, nel match coi finlandesi, la scelta del 2° singolarista. Non la superficie o le convocazioni come hanno detto altri illustri "santoni" del nostro sport che hanno storto il naso leggendo, nella squadra di Davis, i nomi di Stefano o di Galimberti. E che magari, oggi, saranno in sofferenza nel vedere che un italiano può entrare nei quarti in uno dei tornei più prestigiosi su terra. Credo che per Galvani sia il momento di cominciare a togliersi delle belle soddisfazioni: magari contro qualche illustre collega azzurro che non gli rivolge il saluto e che oggi - statistiche alla mano -non riesce a vincere 2 partite di seguito sulla sua superficie preferita. O contro qualche mio collega che, ora, dovrà raddrizzarsi quel naso storto troppo in fretta o che, non si capisce bene per quale motivo, lascia intendere che Kafelnikov abbia quasi regalato la partita a Galvani, in una sorta di appendice natalizia. Togliendo tutti i meriti al nostro tennista. Ma a Stefano non resta che seguire i consigli del suo coach, Giampaolo Coppo. "Il maestro mi dice sempre, tutti i giorni, che la mia forza è il lavoro". Nello sport, come nella vita, non c'è miglior ricetta per il successo. Auguri.
Passo dopo passo...
Invito i navigatori a tenere d'occhio i risultati che, da un mese a questa parte, sta ottenendo Renzo Furlan. Il veneto, infatti, nei 2 tornei disputati in Italia (Barletta e Sanremo, il 3°, Napoli, è ancora in corso) ha raccolto un bilancio di 8 vittorie e 2 sconfitte. In Puglia, con un tabellone nettamente superiore ad un challenger da 25.000$, Renzo ha battuto tra gli altri Feliciano Lopez (semifinalista sulla terra di Buenos Aires) e Mario Radic (tennista in attesa), raggiungendo la finale con Bruguera (36 76 76 lo score per l'iberico) senza cedere un set. Anche in Liguria ha raggiunto agevolmente la finale (con una media di 5 giochi a partita concessi agli avversari) perdendo contro Gross al 3° match della giornata - semifinale con Andersen, finale del doppio e quindi match con Gross-. A Napoli ha battuto Karlovic sempre in 2 set. Quello che fa ben sperare è che Renzo, rispetto all'involuzione degli anni passati, ha ritrovato una fluidità di gioco che fa davvero ben sperare. I risultati ottenuti sono una diretta conseguenza. La speranza è di rivederlo presto in posizioni a lui più consone, come merita un tennista della sua bravura e, soprattutto, con la sua professionalità, che va ben oltre il rettangolo di gioco.
| >> Settimana dall' 1 al 7 Aprile |
INDIFENDIBILI!!
Otto ore sono state sufficienti per far consumare la giornata più nefasta nella storia del tennis italiano. Una giornata iniziata con l'incredibile (il pimpante Sanguinetti di inizio stagione che perde 3 set di fila contro il modestissimo Tilikainen) proseguita con la rassegnazione (la prevedibile sconfitta dell'esordiente Galimberti contro il forte Nieminen) e terminata con la rabbia e la delusione per un doppio perso contro una coppia, diciamo così, poco competitiva, formata da un ottimo tennista con alti margini di crescita (Nieminen) e niente più.
Un "cappotto" secco, senza storia e senza alcuna possibilità di difesa per i nostri tennisti, umiliati dai finnici senza colpo ferire. Ovviamente il risultato darà cibo ai tanti avvoltoi pronti, a giochi fatti, a criticare tutto e tutti: superficie, capitano, tennisti e, forse, anche preparatore atletico e magazziniere. Le colpe dei nostri ci sono, ma vanno analizzate con distacco e senza accanimento, partendo dal presupposto che questa è una sconfitta assolutamente indifendibile.
Bisogna partire, nell'analisi, da due punti fermi: il primo è che questa sconfitta è senza ombra di dubbio la peggiore e la più assurda nella storia del tennis italiano, una sorta di Corea calcistica,
L'altra è che la stessa, assolutamente senza attenunanti per alcuno, non deve servire a fare il gioco di quanti hanno un atteggiamento prevenuto nei confronti del nostro tennis e dei nostri giocatori. In molti, ad esempio, hanno aspramente criticato (specie a posteriori) la scelta della superficie, dimenticando (diciamo inconsapevolmente) che nella decisione ci sono alcuni fattori da non trascurare e che il nostro Ct non ha fatto. Innanzi tutto considerare le caratteristiche dei nostri tennisti (che, nel complesso, preferiscono il rosso al rapido) e quindi quelle degli avversari (è forse un caso che lo scorso anno, ad Helsinki, i nostri avversari scelsero una superficie assai rapida?).
Inoltre Barazzutti ha dovuto comunicare questa decisione all'indomani della vittoria di Sanguinetti a Milano contro Vinck, quindi alla vigilia della sua inipotizzabile striscia di successi. Detto questo il nostro Ct ha dovuto confrontarsi anche con l'ennesimo rifiuto di Andrea Gaudenzi e con la precaria condizione fisica di Federico Luzzi, oltre alla penuria di risultati di Volandri (appena una s/f ad Olbia) e, Galvani escluso, degli altri azzurri.
Il quartetto, pertanto, è stato obbligato, con Galvani (2° azzurro dell'anno, in termini di risultati) e con la coppia Galimberti/Navarra che, pur sconfitta, non aveva demeritato a settembre contro il duo croato Ljubicic/Ivanisevic, arrivando ad un passo dal successo finale. Questo fino a venerdì.
Quello che ha fatto vedere il campo da gioco, invece, è stato uno spettacolo indecoroso, soprattutto per i lodevoli tifosi reggini, giunti in tanti al Ct "Polimeni" per incitare l'Italia, e per quei pochi fortunati in grado di disporre delle apparecchiature necessarie per seguire la diretta su RaiSat.
Niente, nella tre giorni calabrese, è da salvare.
Non Sanguinetti (da apprezzare per la sua disponibilità a rivestire la maglia azzurra) che doveva vincere anche bendato contro Tilikainen - modesto mestierante della racchetta che ho visto surclassato da Andersen nel 1° turno delle qualificazioni a Barletta - da su qualsiasi superficie, sabbia compresa. Non il doppio Galimberti/Navarra, che aveva il dovere di non sciogliersi contro la coppia finlandese. La quale, nonostante Nieminen, sul rosso e con Kiiski doveva essere superata agevolmente.
Non infine Galvani che, a risultato acquisito, invece di far aumentare il rimpianto per l'occasione sprecata da Sanguinetti, battendo agevolmente Tilikainen, ha aumentato ancor di più la rabbia e la delusione, racimolando appena 4 giochi con l'avversario. Il tutto per sottolineare ancora di più, qualora ve ne fosse bisogno, le dimensioni di una sconfitta senza alcuna possibilità di appello.
Con la Finlandia si è toccato il fondo. Da adesso a Settembre, quando sfideremo il Portogallo (probabile sede Montecatini) per non retrocedere nella 3a serie del tennis mondiale, abbiamo il circuito Atp per risollevarci il morale e raccogliere qualche soddisfazione.
Puntando magari sui risultati di Gaudenzi sulla terra battuta (e il destino, beffardo, lo vede opposto all'Estoril, questa settimana, proprio contro Nieminen) e sperando che Sanguinetti faccia la sua parte. E che magari Luzzi, Galvani o Volandri possano vincere qualche partita di un certo rilievo.
Cinque mesi per far smaltire gli effetti di una sconfitta senza precedenti e per affrontare una squadra - materasso, estremamente più debole dei finlandesi.
Anche se, con i finnici, si facevano grosso modo gli stessi discorsi...
| >> Settimana dall' 11 al 17 marzo |
Appunti per la Davis
A poco meno di tre settimane dall'appuntamento di Reggio Calabria (5-7 aprile) nel quale il nostro team di Davis sfiderà la Finlandia per un posto nei play-off, con il gradito ritorno di Davide Sanguinetti in squadra, è tempo di tastare la situazione della nostra rosa. Il calendario, innanzitutto, offre due attendibili banchi di prova, i challenger di Olbia e Barletta (entrambi da 25.000$ e soprattutto sulla terra) per saggiare le condizioni degli "azzurrabili", considerando la già annunciata rinuncia di Gaudenzi (da 2 mesi nel continente americano) e, come detto, la certa presenza di Davide Sanguinetti.
In Sardegna questa settimana ci sono quasi tutti i tennisti tra i quali il nostro Ct Barazzutti sceglierà la formazione da opporre ai finlandesi: nelle qualificazioni, infatti, hanno giocato Federico Luzzi, reduce dal grave infortunio accusato durante il torneo di Milano e Mosè Navarra, anche lui al rientro dopo i guai alla caviglia che lo hanno costretto al ritiro nel challenger di Belgrado. I due, purtroppo, non hanno fatto molta strada: Luzzi si è arreso subito al doppista ceco Snobel dopo aver fatto suo il primo set mentre Navarra, battuto il n° 5, l'impronunziabile ucraino Tereshchuk, è stato eliminato da Gaudi, poi riuscito a qualificarsi. Le sconfitte, tuttavia, rientrano nel normale periodo di "rodaggio" che accompagna i tennisti che riprendono l'attività agonistica dopo una prolungata assenza dai campi di gioco (i vari Canè, Gaudenzi e Camporese sono ben ferrati sull'argomento). Vedremo se ci saranno miglioramenti in Puglia.
Gli altri sotto osservazione ad Olbia sono Galimberti e Volandri. Il primo, n° 6 del tabellone, sfida il qualificato Elia Grossi, tennista assai "umorale" che nella giornata giusta è in grado di fornire buone prestazioni. Il tennista brianzolo è reduce da un inizio stagione fortemente rivalutato dalle semifinali di Magdeburgo (dove ha battuto, su una superficie poco prediletta, Tabara e Ogorodov, con un match-point sciupato nel match perso contro Dick Norman). In precedenza aveva raccolto un 2° turno e 4 sconfitte consecutive al 1° turno. È chiaro che l'azzurro, che già aveva avuto qualche chance di giocare il singolare nel match dello scorso settembre contro la Croazia, ha la possibilità di condizionare il giudizio di Barazzutti se, in queste due settimane, riuscirà a raccogliere qualche risultato importante. Anche la prestazione di Filippo Volandri sarà tenuta sotto osservazione nonostante il giovane tennista toscano abbia al suo attivo poche partite (di cui 2 sole sul rosso) in questi 3 mesi di attività agonistica. Anche per lui, comunque, parlerà il campo e l'impegno di 1° turno contro l'uzbeko Ogorodov(n°5) è già un test importante per saggiare la condizione dell'azzurro. Per il resto appuntamento a Barletta, dove si aggregherà anche Stefano Galvani, di ritorno dall'America, dove si trova il Ct Barazzutti. Il tennista padovano, che ha il rendimento migliore tra gli italiani (ovviamente dopo Sanguinetti) dovrebbe partire con qualche vantaggio su Luzzi e Galimberti per un posto da singolare. Ma è chiaro che molto dipenderà da quanto combinerà nel torneo barese e quanto (specie Luzzi) riusciranno a fare gli altri. Un'ultima annotazione: ad Olbia è in gara anche il doppio titolare di Davis, Galimberti/Navarra, ultima coppia a trovare posto in tabellone. Per loro esordio contro il duo italo-argentino formato da Kordasz e Schneiter.
| >> Settimana dal 4 al 10 marzo |
Un record dietro l'altro.
Che questo fosse l'anno buono per Davide Sanguinetti lo hanno capito in molti, tutti dopo il suo successo sul cemento di Delray Beach (400.000$, tcemento), dove è stato in grado di battere due tennisti "tignosi" come C. Rochus e il tailandese Srichapan, un giovane in forte crescendo (Pless) e, tra semifinale e finale le prime due teste di serie del torneo(Gambill e Roddick), riuscendo ad essere più forte anche delle decisioni arbitrali più avverse. Non solo. Davide è anche il primo tennista al mondo, quest'anno, ad aver vinto 2 tornei Atp (su 2 superfici diverse, va aggiunto) ed ha, nel complesso, uno straordinario parziale di 24-7 tra match vinti e persi, contando anche la sconfitta, "fisiologica" al challenger di North Miami Beach dove si è arreso, più che alla wild-card Morrison allo stress mentale accumulato durante la settimana precedente.
Si parlava di record. Era dai tempi di Panatta e Barazzutti che il tennis italiano non aveva, sul circuito, un tennista così altamente competitivo, in grado di battere per due volte nel giro di poche settimane tennisti piazzati tra i top-15 (Federer a Milano e, appunto, Roddick, entrambi n°13 del ranking), di infilare un parziale di 13 successi consecutivi (nell'Atp di Milano e nel ricco challenger di Cracovia, non in tornei minori..) e soprattutto di esprimere un tennis talmente innovativo (praticamente gioca piatto) quanto redditizio, in grado di portare risultati, indifferentemente, contro attaccanti o "base-liner". Neanche Camporese, Gaudenzi, Canè, pur raggiungendo posizioni di classifiche superiori, sono riusciti a mantenere, al loro apice, un livello di risultati così duraturo.
I suoi miglioramenti, fisici (grazie al "mito" Pino Carnovale, già preparatore atletico del team di Piatti ai tempi in cui il coach comasco allenava sia Furlan che Caratti e della squadra di Davis ) di gioco (grazie alle convinzioni del coach Claudio Pistolesi) e psicologici (grazie, soprattutto alla sua voglia di emergere dalla "palude" della 100a posizione) gli anno intanto fruttato qualcosa come 190 mila euro(oltre 360 milioni delle vecchie lire), in neanche 3 mesi di attività sul circuito, 52 mila raccolti soltanto grazie al successo di Delray Beach. Il futuro è il torneo di Miami (e bene fa Davide a staccare la spina in questi 7 giorni che lo separano dall'appuntamento di Key Biscaine) e la Coppa Davis, con lo spareggio di Reggio Calabria nella prima settimana di Davis. Nel mezzo potrebbe esserci l'appuntamento di Barletta, dove già sono presenti altri papabili davis-men (Galvani, Galimberti e soprattutto Luzzi): tutto, naturalmente, dipenderà dai risultati che Davide raccoglierà in Florida.
Visto che è stato toccato l'argomento-Davis, voglio soffermarmi su quanto ho letto in questi giorni e sui pareri di chi si sarebbe lamentato della scarsa autonomia decisionale che avrebbe avuto Sanguinetti, pur essendo il nostro n°1, relativamente alla scelta della superficie (che, va ricordato, sarà la terra battuta).
È inutile fare delle accuse malcelate nei confronti del nostro capitano Barazzutti, che invece a mio parere ha perfettamente avuto ragione. In Davis (ma pare che qualcuno se ne dimentichi troppo spesso) bisogna anche (soprattutto?) tenere in conto delle caratteristiche degli avversari: la terra battuta è, di fatto, la superficie dove i nostri si esprimono meglio o comunque dove si sentono a proprio agio (Luzzi, Galvani, Volandri, Galimberti e la lista potrebbe continuare), mentre per i finlandesi, Nieminen in testa, vale il discorso opposto. Quanto a Sanguinetti, il tennista ammirato in questi tre mesi, pur avendo fatto benissimo sul veloce, potrebbe garantire risultati anche sul ghiaccio o sull'argilla. Quando si dice polemiche pretestuose.
| >> Settimana dal 28 febbraio al 3 marzo |
Le scelte giuste e quelle sbagliate
Analizzando gli ultimi tornei dei nostri tennisti, tra i dati che maggiormente risaltano uno riguarda le scelte (spesso poco condivisibili) effettuate dai nostri nella programmazione dei tornei. Personalmente ritengo che una buona programmazione, in questo sport, sia un aspetto non solo importante ma addirittura fondamentale: "indovinare" i tornei per i tennisti e quindi trovarsi negli appuntamenti dove - per superficie, prize-money o qualità del campo di partecipazione - potersi esprimere al meglio, significa molto, in termini di morale, successi e quindi classifica. Senza andare troppo lontano negli anni passati, basti guardare ai casi di Navarra (1999), Tarallo (2000) e Galvani(2001), capaci con delle programmazioni oculate di infilare degli eccellenti parziali e di raggiungere il loro top (tra il n° 120 e il n° 150), nel rendimento e nelle classifiche.
Detto questo non si può non osservare con una certa perplessità le recenti scelte fatte dai nostri atleti. Il caso più eclatante è quello di Filippo Volandri, che ha operato scelte difficilmente comprensibile: l'azzurro ha iniziato tardi la sua stagione agonistica, debuttando direttamente nelle qualificazioni di Buenos Aires (+ Marin, - Olguin), un Atp impegnativo (essendo il 1° sul rosso, era infatti ben frequentato dagli specialisti). Poi, invece che continuare a giocare sulla stessa superficie, nelle qualificazioni di Acapulco, se ne è andato in California, sui tappeti di San Josè. Il cambio di superficie (il più difficile per un tennista) non poteva che penalizzarlo, come testimonia la sconfitta in 2 set contro Balcells. Infine, questa settimana, si è presentato sul cemento di Delray Beach, dove le cose sono andate leggermente meglio (k.o. nell'ultimo turno di qualificazione). Il miscuglio insensato di superfici, comunque, non ha certo giovato al ragazzo toscano, che a mio avviso avrebbe dovuto giocare prima in appuntamenti minori, per provare a vincere le partite necessarie per il morale e la classifica.
Davide Sanguinetti, viceversa, ha fatto benissimo a sfruttare fino in fondo la stagione indoor, dal primo (Heilbronn) all'ultimo torneo (S. José), giocando per 6 settimane consecutive: la scelta gli ha fruttato due vittorie, una semifinale e sconfitte onorevoli contro Roddick e T. Martin, oltre a quella "fisiologica" contro O. Rochus dopo 13 successi di fila. Discutibile, invece, la scelta di continuare a giocare sul cemento (Delray Beach) senza tirare un po il fiato in vista del duplice appuntamento di Indian Wells-Key Biscaine.
Altro esempio di programmazione corretta è quello di Andrea Gaudenzi, che ha partecipato ai 3 tornei sul rosso finora disputati: che poi i risultati non siano stati all'altezza delle previsioni (una sola vittoria, contro l'amico Hipfl) è un altro paio di maniche.
Coraggiose invece sono state le scelte di Renzo Furlan e di Stefano Galvani, che hanno prediletto le qualificazioni nei tornei Atp. Il primo, su superfici per lui secondarie (cemento e indoor) ha raccolto un soddisfacente bottino, con le promozioni ai tabelloni principali di Marsiglia e soprattutto Dubai, mentre a Milano e Rotterdam il traguardo è sfumato all'ultimo ostacolo.
Il padovano ha invece iniziato forte (qualificato a Chennai, Australian Open e Copenaghen) mentre ha un po segnato il passo nelle ultime 2 settimane (Dubai e Delray Beach, dove ha preso 2 soli giochi dal brasiliano Simoni). Giustamente ridimensionato da problemi di classifica il programma di Gianluca Pozzi, che è stato impegnato nei challenger indoor con risultati globalmente insufficienti (2 quarti, un ottavo e un 1° turno). Per gli altri, Pescosolido a parte (che gioca nei challenger a corrente alternata, ora arrivando in SF o nei quarti partendo dalle qualificazioni, ora perdendo nei turni preliminari da Uebel o Erlich) manca il materiale principale per un giudizio: le partite.
Un ultima, doverosa, nota: la classifica Wta di questa settimana ha portato Silvia Farina Elia al n° 12 mondiale. Mai nessuna tennista italiana, recentemente, era riuscita a raggiungere un traguardo così prestigioso, neanche la signora del tennis italiano degli anni '80, Raffaella Reggi (che si fermò infatti al 13° posto). Complimenti davvero!
| >> Settimana dall' 18-24 febbraio |
E ora ciascuno faccia il suo
Che il "boom indoor" di Davide Sanguinetti non debba rimanere un caso isolato è pensiero comune e diffuso, oltre che auspicabile. Per il nostro tennis, infatti, sarebbe indispensabile che ciascuno dei nostri tennisti, come Davide, facesse la sua parte per contribuire a creare un vero e proprio "movimento" e quindi interesse, passione e maggiore partecipazione nei confronti del nostro sport. Ovviamente ai nostri bisogna chiedere risultati in linea con le proprie possibilità. Ecco perché, ad esempio, da Andrea Gaudenzi ci si può attendere qualche risultato "pesante" (quarti al Roland Garros?) sulla sua amata terra battuta dove lo scorso anno ha vinto 2 tornei Atp e mezzo (Baastad, St. Poelten e il ricco e ben frequentato challenger di Braunschweig). Gli attuali risultati nei primi due tornei stagionali sul rosso (3 game rimediati da Montanes, in ascesa ma tennista non imbattibile, 8 dal giovane Acasuso a fronte di una vittoria in 3 set con l'amico Hipfl) non hanno convinto in pieno. Speriamo dunque che il faentino esploda almeno per quando (tra circa 40 giorni) inizieranno i tornei che contano veramente. Sfortunatamente Federico Luzzi è condizionato da un mese da un fastidioso infortunio alla spalla destra. L'ho raggiunto nella sua Arezzo e mi ha detto che ha ripreso a giocare, pur non forzando il servizio. "Da che non dovevo giocare 5 mesi - mi ha detto - ho incominciato ad allenarmi. Speriamo bene". L'infortunio, comunque, gli farà perdere parecchi punti raccolti lo scorso anno in questo periodo (vittoria a Bombay e finale, dalle qualificazioni, a Singapore) che potrebbero ostacolare gli obiettivi possibili dell'azzurro per il 2002 e cioè un posto tra i top-60. Federico ne ha i mezzi e la possibilità, speriamo che riesca ad esprimere anche il suo tennis. A Filippo Volandri si chiede, invece, di uscire allo scoperto e di fare in modo che questa annata sia per lui quella della definitiva consacrazione dopo che, in termini di risultati, il 2001 ha segnato un passo indietro rispetto all'anno precedente (vittoria a Biella). A 21 anni Filippo deve realizzare quei miglioramenti tecnici (servizio e gioco a rete) indispensabili per competere a certi livelli nei quali i suoi fondamentali stanno già di diritto. Sarà molto importante l'aspetto programmatico (iniziare a raccogliere punti nei challenger per poi fare le qualificazioni negli Atp) ma la presenza del coach Fanucci è di per sé una garanzia. Per Stefano Galvani (migliore azzurro di inizio anno dopo Sanguinetti) sarà importante continuare sulla strada che si è tracciato da due mesi a questa parte(qualificazioni a Chennay, Australian Open e Copenaghen) e che può portarlo a realizzare il suo obiettivo di quest'anno - i primi 100 - già nei prossimi mesi. Agli altri, indistintamente, si chiede di uscire dal limbo che li separa i n modo netto dai primi 150 tennisti del mondo: Furlan (che aspira a qualche posizione in più), Galimberti e Santopadre trovando maggiore continuità, Navarra riuscendo a esprimere il suo tennis, senza infortuni condizionanti e gli altri (Di Mauro, Tarallo, Caratti, Bracciali) provando ad evitare qualche sconfitta con alcuni illustri sconosciuti. Per Starace, Stoppini e Tenconi, i nomi nuovi del 2001, ci dovrà essere, dopo qualche risultato ottenuto lo scorso anno, una maggiore frequenza nel circuito dei challenger per raccogliere qualche risultato che possa incoraggiare la loro carriera professionistica. Infine per Allgauer e Vico l'attesa è che si decidano a non rimanere solo le più belle promesse - mai mantenute (specie il primo) - del tennis italiano negli ultimi anni.
| >> Settimana dall' 11 al 18 febbraio |
I numeri indoor di Sanguinetti
Dopo 13 successi consecutivi, due tornei vinti ed una semifinale in tasca, si è interrotta la striscia positiva che ha permesso a Davide Sanguinetti di guadagnare una quarantina di posizioni nel ranking Atp, irrobustire considerevolmente il suo conto in banca, diventare il n° 1 italiano, mettere in bacheca un trofeo prestigioso come quello di Milano ma soprattutto ripartire per gli ultimi 2 appuntamenti indoor (Memphis, dove difende la finale del 2001 e San Josè) con un invidiabile carico di fiducia e di morale, che lo fa un tennista completamente diverso da quello abulico ed apatico che negli ultimi 2 anni ha sprecato occasioni su occasioni. A fermare la corsa dello spezzino ci ha pensato quell'Olivier Rochus che si conferma, dopo la vittoria del suo Belgio contro gli azzurri a Sassari, una vera e propria bestia nera per i colori italiani. La sconfitta dello spezzino ci sta tutta, non tanto per i valori tecnici dei due quanto, soprattutto, in considerazione dell'enorme stress psico-fisico che l'azzurro ha dovuto sopportare dallo scorso 28 gennaio, data inaugurale del torneo di Milano, da quando cioè ha iniziato la striscia vincente di risultati.
Vediamo di analizzare i numeri che stanno alla base dell'impresa dell'azzurro nelle ultime 14 partite. Va ricordato, innanzitutto, che Davide ha giocato il suo primo torneo indoor in Germania, ad Heilbronn (2a settimana degli Australian Open) dove ogni anno si gioca un ricco e ben frequentato challenger. L'azzurro, che ha deciso di iscriversi all'ultimo - dopo la negativa trasferta australiana - è dovuto così passare dalle qualificazioni, superate senza troppe difficoltà vista anche la consistenza degli avversari (Snobel, Bennetteau e Carraz). Nel tabellone principale, battuta la 6a testa di serie, il russo Stolyarov, ha perso la lotteria dei tie-break contro l'olandese Van Scheppingen (76 67 76 lo score finale).
Quindi ha giocato a Milano, dove ha trovato posto nel tabellone principale grazie al massiccio ritiro di tennisti già iscritti nel main-draw, iniziando così il suo periodo vincente. Nelle 14 partite che lo hanno visto vincitore Davide ha battuto 4 tennisti classificati tra i primi 30 (3 nei primi 20) a cui ha ceduto, in totale, appena 2 set. Oltre a loro ha eliminato anche tennisti particolarmente pericolosi su superfici indoor quali Siemerink, Voltchkov e Carlsen. Guardando ai numeri, il dato che maggiormente impressiona riguarda il rapporto set vinti/persi e che è di 26 a 7 a favore di Davide. Più nel dettaglio l'azzurro è riuscito ad evitare il 3° set in 6 delle 13 partite disputate, con un bilancio in favore anche per quanto riguarda il computo dei tie-break (5-2), a cui spesso e volentieri si ricorre nei match sui tappeti. E che solitamente è uno strumento assai attendibile per poter tastare la condizione di un tennista. Anche i numeri, dunque, confermano il successo di Sanguinetti che ha dimostrato chiaramente come il suo tennis atipico, che si appoggia e sfrutta la potenza del gioco avversario, ben si adatti ad una superficie veloce come quella indoor.
Più di ogni altra cosa, comunque, credo che abbia influito il cambio di mentalità dello spezzino, avvenuto "durante un match di doppio ad Heilbronn. Ho provato ad essere aggressivo, a entrare di più nel campo e a prendere maggiori rischi". Guarda caso, da quel torneo in poi è iniziata la bella favola di Davide che ricomincia, oltreoceano, a Memphis, nel Tennessee, contro il paraguaiano Delgado, avversario che non va sottovalutato, essendo molto cresciuto dalla scorsa estate, ma che non può impensierire il Sanguinetti visto all'opera nei tornei europei.
L'ultimo pensiero va a Laurence Tieleman, l'italo belga fermo praticamente da un anno per dei gravi problemi alla schiena e che, dopo alcune prove non esaltanti nel circuito dei satelliti arabi, rientra nel circuito giocando il challenger di Hull(25.000$, indoor), dove esordisce contro la wild-card locale Mackin. Tanti auguri.
| >> Settimana dal 4 al 10 febbraio |
Buone notizie per capitan Barazzutti
Si sfoltisce la pattuglia di dissidenti che, ancora in contrasto con la Federazione, hanno deciso di continuare a disertare l'appuntamento in Nazionale, disertando gli appuntamenti con la Davis. Di ufficiale, sia chiaro, ancora nulla, anche se alcune dichiarazioni di Gaudenzi ("Non voglio farmi cattivo sangue e poi quella della Davis sarebbe la mia unica settimana di riposo") o di Pozzi ("Comunicheremo le nostre decisioni tramite un comunicato ufficiale") non incoraggiano certo all'ottimismo per un pieno ed integrale recupero dei dissidenti. La notizia buona, però c'è ed è di quelle che non passano certo in 2° piano: Davide Sanguinetti, l'eroe di Milano che sta vivendo un periodo di forma strepitoso, ha detto sì alla Davis e si è dissociato
dai dissidenti, dando la sua disponibilità a partecipare al match di Reggio Calabria contro la Finlandia, dal 5 al 7 di aprile. Il che pone una pietra fondamentale per un possibile ritorno in serie A visto che un tennista del calibro dello spezzino, specie ora, farebbe comodo a parecchie squadre. La notizia del ritorno del "figliol prodigo" in nazionale, non è comunque una sorpresa, visto che lo stesso Davide, nelle dichiarazioni da escluso, aveva sempre sottolineato la sua volontà concreta a vestire la maglia della Nazionale, evidenziando il fatto che la sua lotta non avesse alcuna finalità "politica" o un tornaconto personale, dimostrandolo a chiare lettere con la sua ultima decisione. Per quanto riguarda l'aspetto tecnico, si sa già che giocheremo sulla terra battuta, in una città che diversi anni fa ha ospitato anche un torneo challenger. La scelta è giusta, considerando che il rosso è la superficie che non dispiace ai nostri (Luzzi in testa) e sulla quale, invece, i finlandesi amano il rapido, soprattutto indoor. La qualità tecnica degli avversari, assai modesta, viene però risollevata dal giovane Nieminen, tennista in ascesa dal novembre dello scorso anno, quando nel ricco torneo di Stoccolma è arrivato in finale partendo dalle qualificazioni, ed è attualmente tra i primi 50 del mondo. Inoltre ha battuto in 3 set, lo scorso settembre, Andrea Gaudenzi sulla terra di Stettino, in Polonia. Per quanto riguarda i nostri, nessun dubbio che Sanguinetti si esprima meglio al chiuso, sul veloce, ma è anche vero che in giornata lo spezzino rende su qualsiasi superficie, così che il problema legato all'indoor piuttosto che alla terra, diviene secondario. L'altro singolarista in pectore, Federico Luzzi, non ama particolarmente l'indoor ed ha ottenuto i maggiori risultati sul veloce e sul rosso. Lo stesso dicasi per gli altri "azzurrabili" (Volandri, Navarra, Galimberti), per i quali si apre un nuovo ed importante scenario. La presenza di Sanguinetti in squadra, infatti, rende necessario il taglio di uno di loro. Logica vorrebbe che la scelta ricadesse su Volandri, visto che Navarra-Galimberti formano un doppio su cui puntare e che, nel caso di un malaugurato e repentino infortunio di uno dei due singolaristi, entrambi potrebbero prenderne il posto. Va detto anche, comunque, che molto dipenderà dai prossimi tornei, con gli azzurri che avranno la possibilità di prepararsi, sempre sul rosso, con gli appuntamenti di Olbia (18 marzo) e Barletta(25), entrambi challenger da 25.000 dollari. L'augurio per uno dei migliori Ct che abbiamo avuto (il migliore?) negli ultimi anni, capace di rispettare e di farsi rispettare dai suoi giocatori, senza dannosi eccessi (nell'uno o nell'altro senso) possa togliersi la soddisfazione a cui più tiene: riportarci in serie A.
| >> Settimana dal 28 gennaio al 3 febbraio |
Ma il difficile viene ora
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La vittoria di Davide Sanguinetti a Milano offre nuovi ed importanti scenari nel panorama del tennis italiano. Tra tutti, il primo e più immediato, ovviamente, è quello legato alle effettive potenzialità che lo spezzino può realizzare da qui a fine stagione. Vincere un torneo come Milano battendo 4 avversari di peso (per superficie, classifica o condizione) è impresa che merita attenzione e rispetto, anche televisivamente parlando. Ciò significa anche dare il giusto peso ad una vittoria semplicemente straordinaria e che Davide ha saputo gestire nel migliore dei modi sin da quando, al 1° turno, ha recuperato un match compromesso contro il qualificato tedesco Vinck (perdeva 2-4 nel 3°). E che ha saputo costruire sin dal 2° impegno, battendo senza problemi Ferrero, che alcuni colleghi continuano a bollare come terraiolo ma che al 1° turno aveva eliminato un certo Boutter, finalista qui lo scorso anno. lo stesso El Aynaoui, spacciato per esperto della terra da alcuni santoni della penna, è in realtà tennista assai più pericoloso sul veloce, come confermano il successo di inizio anno a Doha ed alcune sue recenti dichiarazioni, oltre al successo dello scorso anno sullo spezzino sul carpet di Lione. Delle vittorie finali contro Escude e Federe, infine, è inutile soffermarsi a sottolinearne l'importanza. Quello che conta, oggi, è capire se davide darà o meno continuità al suo tennis, l'unico vero grande problema della sua carriera. Anche quando ha giocato male, infatti, Davide ha sempre portato a casa degli ottimi risultati con le finali a Coral Springs ('99), Tashkent (00, con vittoria su Kafelnikov) e Memphis (01). Ma sono rimasti semplicemente degli acuti di stagioni dove le delusioni hanno superato le gioie. Lo stesso Sanguinetti che nel '98 a Milwaukee, nelle semifinali di Davis contro gli Usa nascose la palla a Todd Martin, ancora competitivo ad alti livelli, franò letteralmente nel match di finale contro la Svezia. E tanti altri sono gli esempi per dimostrare come un tennista dal gioco (simile a quello di Mecir, in grado di ben poggiarsi sui colpi dell'avversario) e dai risultati importanti (tra gli altri, quarti a Wimbledon) sia sempre rimasto nel limbo del tennis che conta (massimo n°46). La continuità, dunque, prima di tutto. Ora per Davide c'è la possibilità di dimostrare che non è stato l'ennesimo acuto isolato, a partire dal prossimo appuntamento di Cracovia, ricco challenger indoor da 125.000 dollari. I risultati di coach Pistolesi (che lo invita a entrare di più nel campo) si sono visti a Milano; adesso resta da vedere se Sanguinetti sarà in grado di continuare a garantirli a lunga, media o breve scadenza.
| >> Settimana dal 7 al 13 gennaio |
Uno Slam lungo tre giorni...
Se il buon giorno si vede dal mattino, come recita un vecchio adagio, non stiamo messi poi troppo bene. Anzi. La prima prova dello Slam, al caldo torrido di Melbourne (temperature tra i 36 e i 39° all'ombra, oltre i 45° quella della superficie) ha bocciato i nostri ragazzi, rimarcando ancor di più la netta superiorità delle ragazze, quantitativamente e qualitativamente superiori ai colleghi maschietti. Così, dopo appena tre giornate di gioco non c'è più traccia dei nostri atleti sui campi del "Flinders Park". Il nostro tennista più rappresentativo, Andrea Gaudenzi (unico a superare il 1° turno), ha infatti ceduto di fronte al ceko Jiri Novak, che lo aveva già battuto qualche giorno fa sul cemento di Auckland. Vinti i primi 2 set Andrea ha subito la rimonta dell'avversario, che non ha avuto problemi nelle restanti tre partite e quindi nel qualificarsi al turno successivo. Per Gaudenzi si è trattato del primo ostacolo impegnativo a Melbourne, visto che nel primo match ha avuto la fortuna di scontrarsi con la wild-card 32enne Fromberg, vecchia gloria del tennis australiano ma sulla cui competitività si possono avanzare dubbi legittimi. Le 3 settimane oceaniche non si sono concluse, per il faentino, con un bilancio esaltante se, ai match che ho citato, si aggiunge la sconfitta all'esordio a Doha, battuto da Dupuis in 2 set (anche se si dice che fosse febbricitante). La maggior delusione l'ha provocata, comunque, Davide Sanguinetti, arresosi senza battagliare al qualificato americano Kim, dopo aver vinto il primo set: peccato, perché lo spezzino non ha saputo sfruttare un sorteggio benevolo, confermando così di non aver superato completamente quei problemi di continuità che, da un paio di anni ormai, rappresentano per lui la forza di gravità che lo trascina verso posizioni modeste (mai oltre il 60° posto). Si chiude con 3 sconfitte e 1 vittoria il bilancio australiano di Federico Luzzi. L'aretino, battuto a Chennai da Galvani e dal sorprendente finalista Chela nelle qualificazioni di Sydney (dove ha sconfitto Marin e approfittato del ritiro di Woodruff), si è arreso all'italo-svedese Andres Vinciguerra, testa di serie n°31 e tra i giovani più promettenti. Federico ha confessato di essere entrato in campo contratto e di non aver sfruttato al meglio il tie-break del 3° set. Anche se il suo resoconto finale non è positivo si può dire, a parziale giustificazione, che non è mai semplice giocare in Australia specie se, come l'aretino, si ha poca esperienza in quei tornei. Può confermarlo Renzo Furlan, che ci ha messo 3 anni prima di vincere un incontro ufficiale nella tournée oceanica di inizio anno. E' andata meglio a Stefano Galvani che, pur con una classifica ancora poco competitiva per certi livelli, si è riuscito a qualificare tanto al torneo d'esordio di Chennai (+Luzzi - prima volta che vince una partita in un Atp), dove è stato onorevolmente sconfitto da Pavel quanto agli Australian Open, per la prima volta in carriera. Per il padovano si tratta della seconda qualificazione in un torneo dello Slam su 5. "Non è facile disputare questi tornei provenendo dai challenger, che sono tutta un'altra cosa", ha commentato il veneto al termine della sconfitta contro Bachelot, altro qualificato. Certo, il sorteggio gli aveva dato proprio una bella mano ma evidentemente serve più esperienza a certi livelli.
Dalla prossima settimana, intanto, si torna in Europa, col 1° challenger indoor della stagione ad Heilbronn (un altro, da 50 mila dollari si gioca negli Usa, a Waikoloa), torneo che nel 2001 è stato eletto miglior challenger dell'anno. Speriamo che con l'aria di casa (con l'euro ormai dobbiamo abituarci ad allargare i nostri confini) e col cambio di superficie i nostri possano vincere qualche partita.
| >> Settimana dall' 1 al 6 gennaio |
Niente di nuovo sotto il sole australiano
La nuova stagione agonistica è iniziata come si era conclusa la precedente, con i tennisti italiani che faticano a raggiungere il terzo giorno di gara. Dopo le due prime settimane, infatti, il bilancio è estremamente in rosso. Il nostro uomo di punta, Andrea Gaudenzi, ha rimediato due sconfitte consecutive senza vincere un set; contro il francese Dupuis nel mega-torneo del Qatar, a Doha, ha vinto sei giochi e fonti arabe dicono che fosse leggermente influenzato. In Nuova Zelanda, ad Auckland, non è andata meglio contro il ceko Novak, che è si n°29 del mondo, ma che non mi sembra proprio una furia sul cemento. Sotto tono anche Federico Luzzi, seccamente sconfitto tanto a Chennai, in India, nel derby contro Stefano Galvani quanto nell'ultimo turno di qualificazione a Sydney, dove ha rimediato due giochi dal terraiolo argentino Juan Ignacio Chela. Sufficienza stiracchiata invece per Davide Sanguinetti, che nella Hopman Cup ha rimediato due sconfitte accettabili contro Clement e Malisse battendo Gambill ma che nelle qualificazioni di Sydney si è fatto vedere giusto il tempo di una partita. L'unico ad essere promosso, pertanto, è Stefano Galvani, bravo a qualificarsi a Chennai in un buon torneo (400.000$) e ancor più bravo a battere Luzzi nel tabellone principale e a difendersi molto bene contro il romeno Pavel, che è di un'altra categoria. A Sydney il padovano ha perso da Mazarakis una partita in due set assai tirati ma dopo il torneo indiano era lecito attendersi qualcosa di più in Australia. Mentre scrivo stanno per iniziare le qualificazioni degli Open di Melbourne, utili per aumentare la presenza azzurra nel tabellone maschile, oggi limitata a Luzzi, Sanguinetti e Gaudenzi. La concorrenza è agguerrita e vedremo se i vari Furlan, Caratti, Vico, Azzaro, Galvani e Di Mauro riusciranno in un impresa che, se superata, assicura quasi 11 mila euro, oltre 20 milioni di lire. Quale che sia l'esito delle qualificazioni, comunque, allo stato attuale delle cose appare molto difficile pronosticare la presenza di un tennista italiano nella seconda settimana, che solitamente rappresenta un ometro di giudizio assai positivo. Impresa che, negli ultimi anni è riuscita solo due volte, a Caratti (storico il suo quarto di finale nel '91) e a Furlan (che nel '96 raggiunse gli ottavi in quello che forse resta il torneo migliore nella sua carriera), a dimostrazione di quanto sia particolarmente ostico per i nostri colori questo torneo. La speranza, come sempre, è avere un buon tabellone che consenta ai nostri di partire bene e trovare la condizione, anche se certe situazioni sono ormai ben definite. Gaudenzi, ad esempio, sulla lunga distanza e con condizioni climatiche proibitive rende molto di più, potendo sfruttare la sua preparazione fisica e atletica mentre dubito che lo stesso possa dirsi per Luzzi, al debutto assoluto nei tornei australiani, che sta pagando questo esordio in termini di risultati. Sanguinetti, infine, come confermato anche da queste due prime settimane, rimane un'incognita assoluta e lui più di altri ha bisogno di partire col piede giusto per disputare un torneo all'altezza del suo tennis migliore. Intanto è partito per l'Australia da qualche giorno anche il nostro commissario tecnico Corrado Barazzutti, che mi ha spiegato telefonicamente i motivi del suo viaggio. "Vado in Australia a vedere le qualificazioni dei nostri e i primi turni dei ragazzi impegnati nel tabellone principale". Nella speranza di segnare qualche risultato o di trarre qualche indicazione utile anche in prospettiva Davis.
| >> Settimana dal 17 al 23 dicembre |
I nostri tennisti non hanno ancora smaltito le fatiche di fine anno ed i festeggiamenti di Natale che già sono proiettati verso la prossima stagione agonistica. Così se Sanguinetti, impegnato nella Hopman Cup con la Schiavone, Luzzi, che gioca a Chennai e Gaudenzi, impegnato nel mega torneo di Doha, in Qatar, sono già sicuri di trovarsi nel tabellone degli Australian Open, prima prova dello Slam, anche altri azzurri partono in Australia nella speranza di poterli raggiungere. Tra loro il neo scudettato Giorgio Galimberti, il siciliano Di Mauro.
La speranza, ovviamente, è quella di vivere una stagione soddisfacente, magari con il ritorno in serie A del nostro team di Davis e con qualche exploit individuale di un azzurro, possibilmente nei tornei dello Slam. Quest'anno di motivi per cui sorridere ce ne sono stati pochi: a mente, vanno sottolineati i 2 successi a St. Poelten e Bastaad di Gaudenzi, l'ingresso di Federico Luzzi nei top-100 (ottima la sua prima parte di stagione), i buoni progressi di Galvani, issatosi sino al n°136 del ranking Atp, la scoperta di un doppio (Galimberti/Galvani, scoperto da Barazzutti e sponsorizzato a più riprese dal sottoscritto) e di un giovane molto, molto interessante (Volandri) su cui lavorare proficuamente per la Davis. Per il resto tante ombre ed un bilancio parco per una nazione che sento definire la 5a potenza al mondo (salvo poi scoprire che il parametro si riferisce al numero di tennisti presenti nel ranking Atp). C'è ancora molto da lavorare, questo è certo, e forse il dato che maggiormente preoccupa riguarda la carenza di un valido ricambio, visto che nel prossimo anno avremo Pozzi con 37 primavere sulle spalle, Furlan e Caratti con 32, Sanguinetti con 30 e Gaudenzi con 29. Fortuna che abbiamo un buon margine, garantito dal duo Luzzi-Volandri, per i prossimi anni. Sul fatto che siano due tennisti di sicuro affidamento non ci piove.
Luzzi ha dimostrato di essere competitivo ad alti livelli già quest'anno, nascondendo la palla a tennisti del calibro di Arazi o Clement e può aspirare ad un posto tra i top-50. Quello di cui ha bisogno è mantenere certi livelli di condizione atletica e quindi di gioco per un periodo superiore rispetto a quanto non sia riuscito a fare in questi ultimi 12 mesi. Volandri, che ha già debuttato in Davis battendo Ivanisevic, ha necessità di affinare ancora i colpi di inizio gioco e di dotarsi di maggiore "cattiveria" sul campo ma i suoi fondamentali non si discutono. Per il resto abbiamo una situazione abbastanza omogenea con Galimberti, Galvani e Di Mauro alla ricerca di un posto al sole, che in termini pratici significa un posto a ridosso dei top-100. Fra i 3 sembra più avvantaggiato Stefano (Galvani) anche se le cambiali di punti che deve scontare da agosto in poi sono pesanti. Per Santopadre e Navarra, inoltre, sarà l'anno del riscatto per dimostrare di meritare a pieno titolo il posto nella formazione di Davis, senza particolari etichette (la famosa Italietta o Italia di serie B).
Il nome nuovo può essere quello di Andrea Stoppini, che gioca un tennis tutto suo ma che proprio per questo, se è in giornata, può fare la sua parte, per ora entro certi limiti. Da valutare anche la voglia di riscatto di Furlan e Caratti che lo scorso anno, ad intermittenza, hanno dimostrato di poter dire ancora la loro. Tutto, ovviamente, dipenderà dalla continuità di risultati che saranno in grado di offrire. Quella che sta per iniziare sarà l'ennesima stagione sul circuito di Gianluca Pozzi, che a 37 anni prova ancora a sorprendere critica e pubblico e a riscattare una stagione un po in chiaroscuro dopo un 2000 strepitoso. La colpa? A sentire Gianluca, proprio la sua classifica. "Con il ranking che mi sono ritrovato (tra i top-50) ho dovuto giocare tutti i master-series, specie quelli sul rosso, dove sono stato impegnato da Aprile sino al Roland Garros. Oltre alla superficie ostica, inoltre, ho dovuto affrontare anche sorteggi sfortunati sin dai primissimi turni". Gianluca riparte il 21 gennaio da Heilbronn, 1° challenger della stagione, dopo anni di debutti australiani. Noi, come al solito, seguiremo tutto dall'inizio. Appuntamento, pertanto, a lunedì 31. Nell'attesa formulo a tutti gli auguri più sinceri di buone feste e di un 2002 ricco di gioia e soddisfazioni.
| >> Settimana 3 al 9 dicembre |
ma i conti non tornano!
Mi è capitato di leggere in questi giorni una statistica (non mi viene in mente altro sostantivo) pubblicata dalla FIT in base alla quale l'Italia sarebbe la 5a potenza al mondo nel nostro sport. Subito ho pensato di essermi perso qualche risultato che avesse portato qualcuno dei nostri a ridosso dei primi 20-30 tennisti del mondo. Poi, rileggendo meglio i dati pubblicati ho scoperto che la "forza" del nostro tennis era commisurata ad un parametro che, in qualsiasi ambito di vita, è sempre meglio mettere da parte: la quantità. Siamo tra i 5 più forti al mondo semplicemente perché abbiamo un buon numero di tennisti inserito nel ranking mondiale: che poi la loro media dia 350 o 460 poco importa, è sufficiente esserci. A me risulta che il Marocco abbia penuria numerica di tennisti ma i pochi che ha si chiamano, se non ricordo male, Arazi, Alami ed El Aynaoui.
La Russia, che non sta certo meglio (sempre numericamente, ovvio) può contare su 2 tennisti della domenica come Kafelnikov e Safin. Il Belgio ci ha sbattuto fuori dal tabellone A della Davis con i fratelli Rochus e può sempre sperare nel risveglio del bell'addormentato Malisse (grandissimo talento il suo). Il Brasile, altra nazione a corto di tennisti, ha dalla sua il n°1 del mondo, Guga Kuerten, il Cile Rios e Massu (chiedete ai nostri chi è costui), anche la piccola, piccolissima Bielorussia ha due tennisti come Mirny (segnatevi questo nome) e Voltchkov, che a Wimbledon conoscono benissimo.
È giusto, quindi, che i numeri vadano interpretati ma non mi sembra un criterio eccellente quello quantitativo adottato per sottolineare il nostro ingresso tra i top-five. O almeno non rispecchia la realtà, che è nota a tutti: nessun azzurro tra i primi 50, 3 soli tra i top-100 e il resto della truppa ben lontana a confondersi tra il 150° e il 260° posto.
Qualche giorno fa si è vinta la Coppa Europa: andiamo piano coi trionfalismi eccessivi. Soltanto la Bulgaria (formazione diciamo modesta) e la Grecia hanno schierato le formazioni migliori, anche se gli ellenici erano privi del loro uomo più rappresentativo.
Gli azzurri si sono presentati con 3/4 della rosa presentata nello spareggio dello scorso settembre contro la Croazia e Galvani, la new-entry, era il tennista meglio classificato della competizione col suo 138° posto nel ranking Atp.
Le altre squadre hanno utilizzato questo appuntamento per lanciare il loro vivaio e per far maturare i propri ragazzini. Noi, non avendo per ora un ricambio all'altezza, bene abbiamo fatto a schierare la formazione scelta da Barazzutti: il doppio Galimberti/Navarra va cementato perché (ma è solo un mio parere) può stare a pieno titolo in Davis ed essere la prima scelta nella competizione. Galvani, poi, doveva essere giustamente premiato per la sua brillante estate e per il notevole salto registrato in classifica, mentre Volandri va abituato al clima delle competizioni a squadra, visto che il futuro in Davis è suo. Le convocazioni di capitan Barazzutti, pertanto, sono condivisibili in pieno.
Ma bisogna essere cauti, altrimenti si rischia di apostrofare come un risultato che fa sempre piacere ottenere ma che non si può certo definire impresa.
| >> Settimana 22-28 ottobre |
Gli esami di Federico.
Con la stagione agonistica agli sgoccioli e con parecchi tennisti (eccezion fatta per i fortissimi, ancora a caccia del botto finale nel Masters di Sydney) già proiettati al prossimo anno, gli spunti interessanti si assottigliano sempre più. Questa settimana ci sono state le qualificazioni a Parigi Bercy, il mega torneo francese indoor (ovviamente super 9) che offre ancora speranze di qualificazione al Masters per chi, come Safin, Haas, Henman o Grosejan sta lottando per raggiungere i già qualificati Agassi, Ivanisevic, Ferrero, Kafelnikov, Kuerten, Rafter e Hewitt. L'accento sulle qualificazioni del torneo parigino non è stato posto invano, visto che l'altissimo taglio del main draw (ben al di sopra dei primi 50) ha obbligato 3 azzurri a passare dalle qualificazioni per accedere al tabellone principale. Ovviamente si tratta dei primi tre, cioè Gaudenzi( brutta sconfitta la sua contro Mahut, che gioca bene ma che va battuto, se si aspira a certi livelli) Sanguinetti e Luzzi, visto che gli altri non hanno trovato posto neanche nel tabellone secondario. Il sorteggio ha permesso di fare alcune considerazioni: nel primo turno, infatti, si sono scontrati Luzzi e Sanguinetti in un match che andava oltre la sfida in sé. Alla vigilia del match di play-off contro la Croazia, infatti, Sanguinetti aveva sottolineato come la sua classifica imponesse la convocazione o, per meglio dirla, una preferenza rispetto ai singolaristi schierati da capitan Barazzutti. Di più. Autorevoli e sommi commentatori, al contrario del sottoscritto si sono dichiarati pronti a giurare sulla superiorità di Sanguinetti su Luzzi. Superiorità non solo sul rapido (cemento e indoor), dove a Sanguinetti piace giocare, ma anche sul rosso, dove lo spezzino quest'anno ha fatto poco, all'opposto del tennista aretino. Il risultato di Bercy ha dato ragione a Luzzi e, con un po d'orgoglio, al sottoscritto. Con questo non voglio dire che Sanguinetti non possa battere Luzzi, ma che Federico ha il gioco e le caratteristiche per battere l'avversario dal quale, certamente, non prende 3 set a zero sulla terra, come ha dichiarato qualche illustre commentatore durante il match con la Croazia. Si tratta di una vittoria importante, significativa per un ragazzo in crescita, che a Parigi ha superato non solo quello delle qualificazioni, ma anche quello delle critiche che lo hanno accompagnato durante gli spareggi di Roma. Durante i quali tutti sono stati pronti a dichiararlo acerbo, immaturo, mediocre e quant'altro. Non dimentichiamoci che Luzzi ha 21 anni e che quest'anno non è che sia rimasto a guardare, anzi. L'ingresso nel tabellone principale di Bercy è un'altra nota positiva da aggiungere alla sua stagione e un altro esame superato, avendo dimostrato di poter essere competitivo anche sulle superfici veloci. Piano, dunque, con i catastrofismi, come tanti ne ho sentiti dopo Roma. È chiaro che se Luzzi gioca male(come gli è successo tra Luglio e Agosto) va scritto, come ho puntualmente fatto. Ma scrivere e dire che è un mediocre, che resterà per pochi mesi tra i top-100 e cose di questo genere significa essere prevenuti. Adesso, per Federico, sarà importante mantenere certi livelli di gioco, che gli hanno consentito risultati importanti, per più tempo rispetto a quanto non ha fatto quest'anno: è l'unica ricetta per fare un passo in avanti sostanzioso nel ranking Atp e per vedere se l'allievo Federico Luzzi è pronto per gli esami che contano e che, nel tennis, si chiamano tornei del Grande Slam.
| >> Settimana 1-7 ottobre |
Punto e a capo.
La tanto sospirata sentenza della Corte d'Appello è finalmente arrivata riducendo le squalifiche ai "dissidenti" inflitte in 1° grado: stando così le cose capitan Barazzutti dovrebbe contare su tutti quanti gli azzurri in vista del prossimo appuntamento di Davis per tentare la risalita in serie A. Come ho scritto anche dopo il match contro la Croazia, credo che il nostro Ct si sia comportato nel migliore dei modi, affermando che avrebbe convocato i migliori tennisti a disposizione, badando solo ed esclusivamente ai risultati e alla superficie. Discorsi che dovrebbero rassicurare chi pensa di partire penalizzato dalla squalifica o di essere visto sotto una cattiva luce per l'"ammutinamento". Come in tutte le dispute, credo che la ragione non abiti da una sola parte. I tennisti hanno chiesto rappresentatività nel consiglio federale discutendo la scelta-Santopadre (persona umanamente straordinaria e degna dell'incarico, reo di essere troppo filo federativo) e hanno pensato di protestare rinunciando alla convocazione in azzurro. Scelta, diciamo così, quantomeno discutibile, se è vero che rappresentare il proprio paese è da sempre il più alto degli onori e dei doveri morali per un atleta. È scattata così la squalifica (eccessiva, come ha ribadito la Corte d'Appello) a cui sono seguiti i tentativi di conciliazione (e qui va assai apprezzata l'opera di mediazione del presidente della Fit Binaghi) con i "dissidenti" che hanno tergiversato, rinunciando al match contro la Croazia definendosi "squalificati". Si è parlato di amnistia, cancellazione della squalifica e quant'altro: paroloni necessari a entrambe le parti per aspettare la prima mossa altrui. Poi tutto è andato come sappiamo: l'Italia schierata da Barazzutti senza i "dissidenti", pur con un Luzzi al di sotto delle sue possibilità, ha sfoggiato una grande prova contro la Croazia di Ivanisevic e Ljubicic, sfiorando se non l'impresa comunque un finale ancora più incerto di quello che si è avuto.
La sentenza della Corte d'Appello ha riportato la situazione al punto di partenza: tutti, senza il peso della squalifica, sono convocabili. Resta da vedere come si scioglierà il nodo principale, che penso verrà ancora portato avanti, altrimenti i dissidenti (uso il termine solo per chiarezza) darebbero ragione a chi sosteneva che la loro era solo una recriminazione pretestuosa.
Dal punto di vista tecnico, resta comunque importante il ruolo dei dissidenti: è vero che a Roma il pubblico ha scoperto Filippo Volandri e un nuovo doppio competitivo (chi, da questa rubrica lo ha anticipato per tempo è stato giudicato come sprovveduto, nel migliore dei casi) che merita attenzione. Ma sarebbe scorretto non considerare che sul rosso Andrea Gaudenzi per la sua esperienza, classifica e valore assoluto sulla superficie, merita un posto in pianta stabile. Così come sul veloce è difficile rinunciare a cuor leggero a Davide Sanguinetti, nonostante i suoi ultimi risultati lascino a desiderare. Per il resto, mentre Nargiso appenderà a fine anno la racchetta al chiodo, va stabilito se e quanto Gianluca Pozzi è ancora competitivo, perché se (mai dire mai) torna ai livelli del 2000 sul rapido (erba, indoor e cemento) merita convocazione e posto da singolarista. E, sbilanciandomi in una di quelle dichiarazioni che fanno storcere il naso a qualcuno, dico anche che bisognerebbe recuperare Laurence Tieleman, che sull'erba può insegnare a parecchi nostri tennisti come si gioca.
Da questo punto di vista, ripeto, Corrado Barazzutti è una garanzia: di serietà e correttezza. Chi farà risultato verrà convocato, ovviamente con riferimento alla superficie: per un tennista non esiste migliore certezza.
| >> Settimana 17-23 settembre |
Le certezze di Roma
Archiviata la tre giorni del Foro italico, con cui la Croazia ha staccato il biglietto per l'accesso nel tabellone principale della Coppa Davis ai danni dell'Italia, vediamo di analizzare gli spunti più interessanti per gli azzurri forniti dagli incontri di Roma.
Luzzi: alla fine è stato penalizzato dalla troppa foga di fare bene e di contribuire alla causa azzurra. Infatti sia contro Ljubicic che contro Ivanisevic non ha saputo esprimersi come è nelle sue potenzialità, facendo maturare giudizi non esaltanti a chi non lo ha mai visto giocare. Posso rassicurare sul fatto che Federico può giocare a livelli assai più alti e che quello visto a Roma è altra cosa dal vero Luzzi: che ha nel suo bagaglio tecnico un'altra pesantezza di palla e un gioco molto più aggressivo e completo, con il quale ha battuto i vari Clement, Arazi e Calatrava. Spiace quindi che Luzzi non abbia mantenuto questi livelli in quelli che per lui erano i match più importanti, ma con molta onestà l'azzurro, in conferenza stampa, ha detto che deve imparare a incanalare meglio le energie emotive, che tanto care gli sono costate contro i croati. Il primo ad essere dispiaciuto di questa situazione è lui. La giornate storte capitano a tutti, ma da qui a definire Federico un giocatore di livello medio-basso ce ne corre. L'astio non è mai un buon ingrediente nella compilazione dei giudizi e presto qualcuno, colpito dal boomerang delle sue dichiarazioni, dovrà ben presto fare marcia indietro. Nessun dubbio, dunque, che l'aretino sia un pilastro sul quale costruire la futura squadra di Davis.
Il doppio: Barazzutti ha dichiarato che la nota più positiva della sfida coi croati è stata Volandri, ma credo che a Roma la nostra squadra di Davis abbia finalmente trovato un doppio sul quale contare. Un doppio che, nonostante le tante megere pronte a deriderne l'esordio (il mio parere lo ritrovate nel pezzo della scorsa settimane) ha ribadito sul campo di poter giocare con continuità ad altissimi livelli, se è vero che per 3 set Ivanisevic e Ljubicic sono stati a lezione di doppio dai nostri Galimberti e Navarra. Il primo ha impressionato per la solidità e per l'autorità con cui ha tenuto il servizio (ben protetto comunque dal compagno) senza pagare lo scotto dell'esordio mentre Navarra coi suoi colpi sotto rete ha incantato gli spettatori per oltre 2 ore, prima di disunirsi dopo i 2 doppi falli nel tie-break del 3° set, che ci sono costati l'incontro. La coppia, comunque, ha confermato sul campo quanto si ipotizzava teoricamente: i due tecnicamente si completano ed hanno il vantaggio, affatto trascurabile, di potersi difendere anche sul veloce, date le caratteristiche dei due. Se poi giocassero insieme anche sul circuito Atp (cosa che accadrà nel prossimo challenger di Cagliari) sarebbe ancora meglio.
Volandri: è stata la piacevole novità dell'incontro e parecchi sono i meriti che vanno a suo vantaggio. È stato bravissimo a far suo il match contro Ivanisevic, rimontando una situazione disperata (4-1 sotto nel set decisivo), ha superato con autorità lo scoglio psicologico dell'esordio in Davis (ricordate cosa accadde ai vari Furlan, Pescosolido, Sanguinetti?) ed ha confermato le belle qualità del suo gioco (in primis la pesantezza di palla da fondocampo e due ottimi fondamentali). È chiaro che molto vada ancora migliorato, a cominciare dal servizio e dal gioco a rete, indispensabile per le variazioni tattiche o per raccogliere i punti guadagnati a fondocampo, ma le critiche nei suoi confronti sono state oltre che pesanti, gratuite. Pare che avesse avuto la colpa, e non il merito, di battere Ivanisevic e tutti si sono dimenticati che era al suo esordio anche nella lunga distanza, dei 3 set su 5 e che è stato bravissimo nel recuperare un Ivanisevic a 2 game dal match. Che poi Goran abbia fatto del suo ci sta pure, lo si conosce e si sa come gioca. Ma tanta sufficienza nei confronti di un ragazzo che ha fatto un'impresa al suo esordio in Davis, battendo il n° 16 del mondo, proprio non la capisco.
Barazzutti: al suo posto non avrei schierato Volandri come 2° singolarista, ma i risultati hanno dato ragione a lui. Il nostro capitano ha avuto ragione anche nella scelta del doppio e soltanto la sfortuna, oltre che i rischi che solo Navarra ha il coraggio di prendere, ci hanno fatto perdere il punto. Corrado è stato criticato per non aver rischiato Galimberti nella 3a giornata al posto di Luzzi, apparso sotto tono contro Ljubicic. Credo invece che la scelta finale del nostro ct sia stata corretta, se è vero che Galimberti al suo top difficilmente può battere Ivanisevic, mentre Luzzi ha tutte le carte in regola per farlo. Che poi il match sia girato da un verso opposto non significa che il ragionamento sia corretto, anche perché si poteva puntare sulla voglia di riscatto dell'aretino. Infine credo che sia stata molto importante la dichiarazione del nostro capitano al termine dell'ultimo match: Corrado, infatti, ha dichiarato che il suo ruolo di selezionatore gli impone di fare le convocazioni secondo equità e giustizia e che lui non si sogna minimamente di chiudere le porte in faccia a nessuno. Quindi saranno solo i risultati a parlare, oltre alle doverose considerazioni in relazione alla superficie (se Pozzi è n° 30 del mondo non è detto che debba giocare il singolare sulla terra. Il suo discorso, che si basa su dati oggettivi, merita apprezzamento e condivisione.
Successi Galvanizzanti
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Presi dalle vicende italiche molti hanno dato poco peso agli exploit di Stefano Galvani, 24enne padovano allenato dal bravo Giampaolo Coppo. L'azzurro, infatti, nelle ultime 3 settimane si è imposto in due tornei, prima a Brasov e poi a Siviglia, intervallati dalla finale di Sofia (risultato già raggiunto lo scorso anno, quando fu sconfitto da Tarallo) ed arricchiti da 2 successi in doppio (a Sofia e a Siviglia). Risultati, questi, che gli hanno permesso di fare un bel balzo in classifica, dove attualmente è n° 138 e di entrare nel challenger portoghese di Maia (125.000$, terra, vinto lo scorso anno da Gaudenzi) dove sarà chiamato a sfidare da subito il finlandese Nieminen. Con questo match Galvani potrà smontare le critiche di chi ritiene questi successi frutto più che altro di tabelloni comodi, con avversari non certo impegnativi. Si può obiettare che quando si gioca certi tornei è meglio sempre vincerli e che comunque questa politica ha consentito a Stefano di sfondare il muro dei 140 e di raggiungere il suo massimo in classifica. È chiaro che adesso ci aspettiamo delle conferme da Galvani anche in tornei più impegnativi e l'impegno di maia offre questa possibilità: Nieminen, numero 6 del tabellone, è lo stesso giocatore che la scorsa settimana ha battuto in 3 sets (16 63 63) Gaudenzi in Polonia, a Stettino. Vedremo l'azzurro alle prese con una ipotetica prova del nove e soprattutto si cercherà di capire quanto e come riuscirà a gestire i recenti risultati, avendo dalla sua un notevole carico di fiducia.
| >> Settimana 10-16 settembre |
Italia - Croazia ai raggi X
Dopo le convocazioni e i primi allenamenti, proviamo un po a sbilanciarci nei pronostici, cercando di intuire le possibili scelte dei due capitani.
ITALIA
Primo singolarista: non ci sono dubbi che sarà Federico Luzzi a ricoprire questo ruolo. Infatti la sua classifica (n°102), che gli permette di essere il 3° azzurro nel ranking dietro Sanguinetti e Gaudenzi, e i risultati, più volte citati, ottenuti questa stagione sul rosso, (specie tra Aprile e Maggio) parlano per lui. Rendendolo titolare inamovibile. Possibilità di giocare: 100%.
Doppio: anche in questo caso la scelta pare scontata e ricade sul duo Galimberti-Navarra. A favorire questa soluzione, infatti, c'è la considerazione che entrambi sono gli unici doppisti tra i quattro azzurri convocati da capitan Barazzutti. Entrambi, inoltre, hanno una buona esperienza nella specialità e Navarra ha già debuttato ad Helsinki, in coppia con Santopadre. Tecnicamente questa coppia sembra meglio assortita, visto che Galimberti giocherebbe a destra e Navarra a sinistra (situazione che accontenterebbe Mosè e "Galimba") con tutti e due dalla parte del dritto. Resta il problema dell'affiatamento (che si avrebbe con qualsiasi altra soluzione) ma in questi anni abbiamo visto come il clima-Davis abbia ben affiatato coppie improvvisate. Credo proprio che i due abbiano le possibilità per portare a casa il punto. Possibilità di giocare: 100%.
2° singolarista: è il grande dilemma della gara in casa azzurra. A contendersi il posto ci sono tutti quanti: Volandri, Navarra e Galimberti. Vediamo nel dettaglio.
Galimberti: il tennista lombardo ha dalla sua la buona stagione disputata sul rosso. Se per la scelta valesse soltanto l'analisi dei risultati, partirebbe titolare sicuramente, grazie alla vittoria nel challenger di Budapest(25.000$, terra), alla finale di Sassuolo e alle belle vittorie su Montanes e Diaz. Inoltre vanta un successo contro Ljubicic nell'estate di 2 anni fa. Tuttavia credo che Barazzutti non trascuri altre considerazioni: la prima è che Giorgio sarebbe chiamato a giocare in singolo e in doppio al suo esordio in Davis(che è stato traumatico per tutti gli azzurri), con le conseguenti pressioni del caso; la seconda è che Galimberti si troverebbe a giocare per 3 giorni incontri al meglio dei 5 set, che sono un altro sport rispetto alla distanza 2 su 3. Difficile che affianchi Luzzi nel singolare. Possibilità di giocare: 30%.
Navarra: se per lui parlassero i risultati del 2001 non scenderebbe in campo. Ma Mosè ha altre credenziali da vantare oltre ad un'annata disgraziata (e sfortunata). Innanzitutto ha contribuito notevolmente (in singolo e in doppio) al successo contro i finlandesi, dimostrando di reggere l'impatto dei 5 sets. Inoltre anche lui ha sconfitto Ljubicic ed ha i colpi ed il talento necessario per tentare, nella sfida singola, il grande colpo. Corrado questo lo sa benissimo, anche se Navarra si giocherà molte chanches per un posto in singolare in questi giorni, durante gli allenamenti con il resto della squadra. Tuttavia per me rimane il favorito. Possibilità di giocare: 45%.
Volandri: la sua convocazione si spiega bene con la necessità di inserire già da adesso il ragazzo (19enne) nel clima- Davis, in attesa di vederlo, molto presto, sicuro singolarista. Per adesso però sembra abbastanza azzardato un suo impiego contro tennisti del calibro di Ljubicic e Ivanisevic. Per lui si tratterebbe dell'esordio in Davis in una condizione non certo brillante, almeno dal punto di vista dei risultati. Senza dimenticare che è stato fermo (o comunque debilitato) per quasi 2 mesi poco tempo fa. Esordire con questi presupposti non mi sembra il massimo, anche perché un match negativo potrebbe ripercuotersi negativamente per il prosieguo della stagione (ricordate Pescosolido a Maceiò, nel '92?). ma resto convinto che l'esordio di Filippo in Davis, se Barazzutti a Roma gli preferisse qualcun altro, sarebbe soltanto rimandato. Possibilità di giocare: 25%.
CROAZIA
Primo singolarista: la scelta è limitata ma non per questo modesta, anzi, visto che il Ct croato Nikki Pilic può pur sempre contare sul campione di Wimbledon, Goran Ivanisevic e scusate se è poco. Senza dimenticare, poi, che goran ha posticipato l'intervento alla spalla proprio per sfidare l'Italia. Possibilità di giocare: 100%.
Secondo singolarista: anche qui scelta scontata e di qualità, che risponde al nome di Ivan Ljubicic, l'allievo di Piatti, nonché principale pericolo del team croato. Ha dimostrato grandi progressi sul rosso, da 2 anni a questa parte e con lui Pilic è al sicuro. Possibilità di giocare: 100%.
Doppio: qui iniziano i problemi per il capitano croato. Due infatti sono le soluzioni a disposizione e molto dipenderà dal punteggio della prima giornata.
Ljubicic/Ivanisevic: entrambi sono i migliori doppisti della squadra e quindi sarebbe logico un loro contemporaneo impiego nella gara di sabato. Tuttavia è assai probabile che Pilic voglia risparmiare Ivanisevic per impiegarlo solo nel singolare. Pertanto, tendenzialmente l'ex Ct tedesco sarebbe intenzionato ad accantonare Goran, rischiandolo solo nel caso in cui la sua squadra si trovasse in vantaggio per 2-0. Possibilità di giocare: 35%.
Ljubicic/Karlovic: è l'altra possibilità, che non trova molto credito tra gli addetti ai lavori ma che potrebbe essere utilizzata da Pilic a tutto vantaggio di Ivanisevic e della sua schiena malandata. Inoltre i 2 hanno già giocato diverse volte, raccogliendo i quarti ad Umago, con ljubicic appena 16enne, nel lontano 1995. Possibilità di giocare: 65%.
| >> Settimana 3-9 settembre |
Le scelte giuste di capitan Barazzutti.
Saranno Luzzi, Galimberti, Navarra e Volandri gli azzurri che proveranno, dal prossimo 21 settembre, a riportare l'Italia nel tabellone principale di Coppa Davis. Questa è stata la decisione del coach Barazzutti, dopo che è risultato vano un ultimo tentativo di "ricucitura" dei rapporti con i dissidenti, specie con Gaudenzi che, risultati alla mano, ha confermato di essere il primo italiano sulla terra battuta. parto da una considerazione fatta da Luzzi durante il torneo di brindisi: "Ad Helsinki ci hanno chiamato Italietta o Italia B. Questa volta non ne hanno più motivo, perché l'unico dei "dissidenti" che avrebbe meritato di giocare è Gaudenzi". La considerazione di Federico è accettabile: il nostro n° 1, Sanguinetti, quest'anno ha vinto 2 soli incontri sul rosso (con Medvedev a Montecarlo e con Gonzalez a Barcellona), perdendo 4 volte al 1° turno e 2 al secondo, con un totale di 8 sets vinti e 15 persi. Ma va detto che sul suo cammino ha incontrato Agassi, Rios, Enqvist, Federer e Alami. Gaudenzi, come detto, da giugno in poi è stato semplicemente straordinario: prima del k.o. alla caviglia a Stoccarda (2° turno con Kafelnikov) ha vinto a Bastaad, St.Polten e Braunschweig (un ricco challenger tedesco che valeva praticamente un Atp) per un parziale di 16 vittorie(tra cui Rios, Vinciguerra, Hipfl, Squillari, Diaz) e una sconfitta (Voinea a Prostejov). Senza contare che, con una gamba e mezza, agli Us Open ha dato filo da torcere al nr°14 Johansson. Dire che la sua assenza peserà è del tutto superfluo. Dietro di lui, comunque, c'è il nostro 1° singolarista, Luzzi, con i quarti a Barcellona (+ Acasuso e Caltrava) e il 3° turno a Roma (+ Clement e Arazi), oltre alla vittoria a Brindisi, ottenuta nonostante uno stato di forma approssimativo. Per il resto, oltre a Furlan (s/f a Biella e Lugano, vittoria a Bressanone, successi su Acasuso e Marin) e Galimberti (vittoria a Budapest, finale a Sassuolo e vittorie su Montanes, Diaz e Luzzi) i risultati sono nella media, nobilitati dai successi (tutti in challenger sul rosso da 25.000$) di Galvani (Brasov), Martelli (S. Benedetto) e Di Mauro (Campinas). Tutto questo per dire che a ragione Federico rivendica per sé il ruolo, maturato sul campo, di 1a scelta e non certo, come capitò ad helsinki, di ripiego. Le altre convocazioni di capitan Barazzutti mi sembrano giuste oltre che logiche: Navarra, nonostante l'annata disgraziata, andava chiamato per le sue qualità da doppista, per quello che aveva reso ad Helsinki e soprattutto perché è il classico tennista che nella partita secca ha i numeri e i colpi per tentare di battere avversari di peso come Ljubicic ed Ivanisevic. Galimberti, oltre ai progressi sul rosso ha dimostrato di essere maturato tantissimo come doppista ed è uno dei migliori azzurri nella specialità ed infine la scelta-Volandri è giusta soprattutto in chiave futura, visto che il ragazzo va "allenato" ed abituato al delicatissimo clima della Davis. Bravo Corrado!
| >> Settimana 26 agosto - 2 settembre |
Evviva i disfattisti!
Questa settimana mi sono recato a Brindisi (dove era in programma un challenger da 25.000$) per vedere all'opera da vicino i nostri tennisti, specie quelli in odore di convocazione in Davis (Volandri e Luzzi). Prima di occuparmi di loro, però, mi sembrano utili delle piccole digressioni. Vanno sottolineati, infatti, i progressi di gioco di Tarallo (che sta cercando di recuperare terreno dopo una stagione sfortunata e avara di successi) e la conferma di Messori, che ha ribadito di essere un abile stratega sul piano tattico. Purtroppo paga un gioco un po troppo leggero (specie col dritto) per poter aspirare a posizioni di classifica più interessanti. Discrete le prestazioni di Allgauer (anche se ad Aschaffenburg, nelle quali, ha avuto un brusco stop dallo sconosciuto Greul) e di Stoppini, da rivedere Vico, subito bloccato da Starace (per lui "cappotto" da Labadze al 2° turno). Veniamo adesso ai davismen. Luzzi ha vinto il torneo pur non attraversando un buon momento di forma atletica. Ma se vinci non giocando al meglio, con uno stato di forma approssimativo, è sicuramente un buon segnale. Il tabellone modesto e la sua classe, valore aggiunto, hanno fatto il resto. Relativamente al capitolo-Davis, Federico è stato chiaro, affermando che deve fermarsi per recuperare la forma fisica e presentarsi al meglio in vista dell'impegno coi croati: e se è vero che negli ultimi due mesi non ha reso al meglio proprio per la scadente condizione atletica, allora è la scelta migliore. Per quanto riguarda l'altro davisman, Volandri, ci sono pro e contro che vanno analizzati. Il ragazzo (20 anni in questi giorni) sta raccogliendo risultati e posizioni in classifica che nessuno alla sua età, tra gli azzurri, aveva raccolto: in campo e fuori, poi, si fa apprezzare molto per la sua serietà e correttezza ed il suo talento è apprezzato dai colleghi più grandi (me ne hanno parlato benissimo i vari Pozzi, Santopadre e Gaudenzi). Inoltre ha dei fondamentali notevoli e da fondocampo è un tennista completo, senza punti deboli. Purtroppo gli manca ancora un servizio adeguato per competere a certi livelli e commette ancora qualche errore di troppo: ma questo sta a dimostrare che il ragazzo ha notevoli margini di miglioramento e sarà un protagonista nei prossimi anni. Non capisco, pertanto, il disfattismo di certi miei colleghi, perennemente affascinati dai Ferrero, Roddick o Robredo di turno e incapaci di soffermarsi sul fatto che i nostri maturano, a certi livelli, col tempo: Camporese vinceva Rotterdam(+ Lendl in finale) a 23 anni, Furlan ha raggiunto il top della sua carriera(19) a 26, Sanguinetti si è affacciato nel tennis che conta a 25 e Pozzi ha vinto il suo primo Atp (Brisbane) nel '91, a 26 anni. Ma qualcuno, ammaliato dai talenti esotici e sfiduciato per partito preso, se ne è dimenticato.
| >> Settimana 6-25 agosto |
Pensieri estivi.
Riprende, dopo una breve pausa estiva, la nostra rubrica. Durante queste settimane a dir la verità sono stati ben pochi i temi degni di essere sottolineati. Sicuramente, a livello internazionale, va segnalato il costante declino di un campionissimo degli anni '90, Pete Sampras, a cui fa da contraltare la crescita dell'astro nascente del tennis, lo yankee Roddick. Su Sampras, credo, ci sia poco da dire se non sottolineare come il campione di origini greche sia ormai tennisticamente logorato essendo sulla breccia sin dal lontano '90 quando, sorprendendo tutti, giocò un tennis straordinario vincendo gli Us Open (dopo aver battuto nel match che segnò il cambio generazionale, Ivan Lendl ). Su Roddick, niente da dire. Il ragazzo ha dimostrato di esserci ma solo il tempo ci dirà se ha veramente le stimmate del campione se visto che, come tutti i ragazzini americani che iniziano a vincere a 17-18 anni, è stato subito super-reclamizzato. Quello che voglio dire è che bisogna aspettare per vedere se stiamo parlando di un futuro Agassi o Sampras piuttosto che di un nuovo Arias o Krickstein. Sempre a livello internazionale va sottolineata la scarsa vena del russo Marat Safin, un altro rispetto al tennista di un anno fa. Poca convinzione, continui infortuni alla schiena e l'ennesimo cambio di allenatore (da qualche tempo c'è Wilander) gli hanno dato essenzialmente poca continuità e soprattutto pochissima sicurezza, cosa che si vede ad occhio nudo sul campo. Bene invece Rafter (pochi hanno il suo talento ed un gioco ancora così spettacolare) e il solito Kuerten (ormai campione consacrato), mentre si attende al varco ancora Hewitt, che quest'anno doveva esplodere ma del quale, ad alti livelli, si sono perse le tracce.
L'estate non mi ha distolto dall'occuparmi delle vicende italiche, soprattutto in prospettiva Davis. Tanto per cominciare dico che non vorrei essere al posto del bravo Barazzutti: se il match con la Croazia si giocasse domani, non saprei letteralmente chi convocare. E questo per un motivo semplicissimo: i nostri non fanno risultati. Non perché non vincono i tornei o non arrivano in finale, ma perché continuano a perdere da illustri sconosciuti. Scendiamo nel dettaglio, restando alla rosa di Helsinki. Il nostro tennista più rappresentativo, Luzzi, negli ultimi 7 tornei ha vinto 2 partite (contro Vajda e Hrbaty) perdendo sempre in 2 set. Lasciando stare la campagna-americana (sconfitte con Schalken e Jonsson, nelle qualificazioni degli Us Open) sul rosso ha perso da Serrano, Davydenko, Charpentier e soprattutto da Ljubicic. Volandri è andato peggio: negli ultimi 3 challenger giocati è stato battuto da Martelli, Di Mauro e dal qualificato greco Economidis (62 61!). Navarra, volato in America, ha raccolto una sconfitta dal qualificato giapponese Onoda, nel Bronx, mentre a New York si è fatto sorprendere dallo sconosciuto Morrison. Santopadre, negli ultimi 4 tornei è stato sconfitto sa Svarck, Hipperdingen, Ramirez Hidalgo e Tenconi. A ciò si aggiunge che Gaudenzi è stato fortemente penalizzato dall'infortunio alla caviglia di Stoccarda, che lo ha bloccato nel momento migliore, che Sanguinetti stenta a vincere e che Pozzi appare la brutta copia del tennista che solo lo scorso anno si difendeva alla pari anche con i più forti. Se a ciò si aggiunge che Ivanisevic ha superato la sbornia di Wimbledon, tornando a vincere e che Ljubicic, con l'aiuto di Piatti, continua a fare risultato sul circuito, c'è poco da stare allegri. Per questo è stato fondamentale l'incontro tra Binaghi e gli "azzurri di New York" tra cui Pozzi, Sanguinetti e soprattutto Gaudenzi e le dichiarazioni di quest'ultimo tese ad un suo possibile ritorno in azzurro. È fin troppo chiaro, infatti, che il ritorno nella serie A della Davis passa necessariamente dalla racchetta di Andrea Gaudenzi.
| >> Settimana 30 luglio - 5 agosto |
Il colore dei soldi
Boris Becker, 34enne ex campione del circuito Atp, ha deciso di ritornare a giocare, sia pure solo nel doppio, questa settimana nel torneo super 9 di Cincinnati (Usa, 2.950.000$, cemento). A far coppia con lui ci sarà il croato Goran Ivanisevic, al rientro alle gare dopo il successo a Wimbledon. I due hanno ottenuto una wild-card (scontata, visto il gran richiamo ai botteghini che i 2 assicurano) e al 1° turno se la vedranno con Byorkman-Woodbridge, la coppia nr. 1 del tabellone. Boris ha assicurato, tramite il suo portavoce, che si tratterà della sua unica apparizione nel circuito Atp, salvo poi aggiungere che giocherà anche nel torneo over 35 di Graz e nellesibizione di Verona con Moya, Federer e il nostro Gaudenzi. Il tutto non fa che aumentare il sospetto che il grande Boris sia tornato sui suoi passi non tanto per nostalgia o noia (sentimenti rispettabili) quanto soprattutto per danaro, se è vero che il suo faraonico conto in banca (si parla di oltre 200 miliardi di lire) è stato un po intaccato da qualche scelta di marketing fallita nonché dalle sue vicende sentimentali: sono 30, infatti, i miliardi che Bum bum deve dare allex moglie Barbara Feltus e 10 quelli che verserà ad una modella russa per la relazione impropria (come lha chiamata Bill Clinton) da cui è nata una bambina. Credo che non ci sia niente di male a sfruttare il proprio passato per acquisire vantaggi (soprattutto economici), limportante però è essere chiari: Becker, da grande professionista qual è, si è preparato scrupolosamente per questo rientro con 4 settimane di allenamento a Maiorca e ciò va assolutamente a suo merito. Ma non si può certo dire che dietro a questo rientro (che potrebbe non ridursi allesperienza di Cincinnati) ci siano sentimenti nobili. Il silenzio sui motivi di questa scelta parla già da solo.
Forza Pesco!
Continua il periodo di magra del tennis azzurro, visto che chiudiamo la settimana senza alcun risultato di rilievo e con i nostri completamente cancellati dal tennis che conta (mi riferisco al super 9 di Montreal, dove era presente il solo Caratti, battuto da Tebbutt nel 1° turno delle quali). Solo tre quarti raggiunti, tutti nei challenger: quello di DellAcqua a S. Marino (bel torneo il suo) e quelli di Azzaro e Pescosolido in Inghilterra, sul cemento di Wrexam. In particolare ci terrei a sottolineare il risultato di Pescosolido, che sta tentando di ritornare vicino ai livelli che, agli inizi degli anni 90, gli consentirono di prendersi diverse soddisfazioni. È inutile dire che Stefano è uno dei più grandi talenti del nostro sport (Il più forte dritto del circuito sentenziò, non a torto, una volta Rino Tommasi) con dei colpi di inizio gioco notevoli, anche se purtroppo non supportati da una condizione atletica adeguata. Poi, quando da Stefano ci si aspettava il salto di qualità, ci si è messa di mezzo la sfortuna con diversi infortuni fisici, che lo hanno bloccato praticamente per due anni. In questa stagione Stefano è ritornato a giocare ma non ha raccolto granché: ecco perché il mio augurio è che il risultato inglese possa aiutarlo a riacquistare quella fiducia necessaria (che nel tennis vale quanto un buon dritto o un rovescio) per poter tornare a competere sul circuito Atp. Credo che in questottica vadano lette le vittorie su Elsneer e Karlovic, nonché la sconfitta di misura (tie-break del 3° set) contro il pakistano Qureshi. Questa settimana Stefano è impegnato a Cordoba. (dove Sanguinetti è 1° testa di serie) Vedremo se i segnali di una lenta ripresa continuano.
Verso Italia Croazia.
Evitando qualsiasi commento, riporto i risultati dei nostri tennisti titolari in Davis, ricordando che il croato Ljubicic, nel super 9 di Montreal, dopo essersi qualificato, ha sconfitto Andrè Agassi, reduce dal successo di Los Angeles.
Santopadre: sconfitto in tre set dallo spagnolo Hipperdinger (S. Marino, 1° turno)
Volandri: ritiratosi contro Marin sul 40 per lavversario(S. Marino, 1° turno)
Luzzi: sconfitto in 2 set dal russo Davydenko(S. Marino, 1° turno)Navarra:ritiratosi contro il francese Thomann sul 63 32 per lavversario(Wrexam, 1° turno)
| >> Settimana 16-31 Luglio |
Si può dare di più
Le impressioni riportate nella scorsa settimana sembrano, purtroppo, essere confermate anche dai recenti avvenimenti accaduti nel circuito Atp. Se non ci fosse il rigenerato Gaudenzi non ci sarebbe da stare per nulla allegri. Analizziamo i circuiti Atp e challenger: durante la nostra pausa estiva si sono disputati, in tutto, ben 8 tornei, di cui 5 Atp. Purtroppo il miglior Gaudenzi della stagione si è dovuto arrendere ben presto ad un brutto incidente alla caviglia, che lo ha costretto al ritiro a Stoccarda, contro Kafelnikov e che lo ha fatto saltare Kitzbuhel e messo in dubbio per il challenger di San Marino, che si disputa mentre sto scrivendo. Per il resto, poche soddisfazioni. Fermi Pozzi e Sanguinetti, ci ha provato Luzzi a tenere alti i colori azzurri: l'aretino, prima di andare a S. Marino(dove è stato subito battuto dal russo Daviydenko), ha giocato 2 tornei Atp, a Umago e Sopot. Il bilancio, che non è negativo, non induce però all'ottimismo: Federico ha sì battuto Hrbaty(nr. 23 al mondo) a Sopot, ma in compenso ha perso, sempre in Polonia, dal modesto iberico Serrano e a Umago, nell'anticipo di Davis, ha perso in 2 set da Ljubicic, che si è confermato di un altro livello. Notizie in chiaroscuro anche per gli altri azzurri di Davis: Santopadre ha rimediato 2 brutte sconfitte da Wassen(qualificazioni a Stoccarda) e Svarc(challenger da 25.000$ a Budaors), Volandri dopo i quarti di Scheveningen si è ripresentato a S. Marino ma si è subito infortunato(contrattura alla spalla) mentre Navarra ha all'attivo una semifinale a Manchester, nel torneo che vinse lo scorso anno e che 10 giorni fa lo ha visto battuto dal non irresistibile britannico Delgado. Pochino, come si vede. I risultati, come si vede, non inducono all'ottimismo, visto che i nostri stanno accusando un evidente calo di flessione: se Luzzi si fa sorprendere da Serrano e Davydenko evidentemente qualcosa nel suo gioco non funziona e le stesse parole con cui Fede ha commentato il colpaccio su Hrbaty ("Ho vinto perché lui non ha giocato al meglio") dimostrano che il ragazzo è quantomeno in debito di fiducia nei propri mezzi. Allo stesso modo Navarra non può sull'erba, superficie prediletta, vincere al fotofinish con Karlovic o perdere in 2 set dall'austriaco Peya né tantomeno Santopadre è inferiore ai tennisti che lo hanno battuto in questo periodo. Quello che conforta, quindi, è che i nostri, nel corso di questo mese abbondante che ci separa dal match di Roma contro la Croazia, possono solo migliorare. Certo, per sperare di battere Ivanisevic e Ljubicic dovrebbero migliorare di parecchio e sperare, contemporaneamente, che i croati non giochino al meglio. A meno che, non importa come o quando, un certo Andrea Gaudenzi da Faenza non vestisse la maglia azzurra per darci quel contributo che, ora come ora, appare indispensabile.
| >> Settimana 9-15 Luglio |
Un impresa sempre più difficile
Il tempo sembra giocare a sfavore dei colori azzurri in prospettiva del prossimo match di Coppa Davis che vedrà impegnato il nostro team di Davis sulla terra battuta di Roma (21-23 settembre) contro la Croazia.
Da un mese a questa parte, infatti, sono successi alcuni fatti che oggettivamente indeboliscono, e non di molto, le possibilità
dell'Italia di portare a casa il successo finale.
Vediamo quali:
1. Ivanisevic. Il successo di Wimbledon ha riportato alla ribalta un campione vero, che da 2 anni a questa parte si stava sempre più perdendo nei bassifondi della classifica Atp con delle sconfitte (penso a quella rimediata col ceco Luxa ad inizio anno) che erano uno schiaffo per il nostro sport. Poi a Londra il croato si è ritrovato, ha vinto nettamente e meritatamente il torneo e molto probabilmente ha intrapreso una nuova fase non solo nella stagione ma anche per la sua carriera. E' chiaro che l'Ivanisevic di Londra (lontanissimo parente di quello sconfitto da Caratti al Queen's) è un avversario che incute paura e solo gli sprovveduti potrebbero pensare ad un Ivanisevic indebolito dal cambio di superficie (la terra piuttosto che l'erba). Se a ciò si aggiunge il forte orgoglio nazionalistico di Goran, recentemente rafforzato dal bagno di folla di Spalato, con oltre 100.000 persone ad attenderlo all'aeroporto, non c'è molto da stare allegri. Anche perché "cavallo pazzo" in tempi non sospetti, quando cioè nessuno avrebbe scommesso una lira sul suo exploit a Wimbledon, dichiarò ai giornalisti che gli chiedevano perché tardasse i tempi dell'operazione alla spalla: "Prima batto l'Italia e porto la Croazia in serie A". Il grido di battaglia, dunque, è stato lanciato.
2. Ljubicic. La Croazia è soprattutto Ivanisevic ma non solo, visto che può contare su questo ragazzo cresciuto sotto la guida del nostro Riccardo Piatti e capace in queste due ultime stagioni di fare dei progressi enormi nel circuito Atp. L'ultima impresa di "Lubo" è datata a marzo, quando a Miami ha giocato un torneo a dir poco strepitoso. Anche l'allievo di Piatti, purtroppo per noi, è un tennista assai polivalente e sulla terra (vedi i successi su Kafelnikov e quelli della scorsa settimana a Gstaad contro Federer e Gaudio) sa farsi assolutamente rispettare, grazie anche alla sua straordinaria intelligenza tattica, che lo mette nelle condizioni di fare sempre la cosa giusta. Ne sa qualcosa il nostro Luzzi che ad Umago, torneo che si sta disputando mentre scrivo, ha perso in 2 set in quello che, stando così le cose, è stato un antipasto di Davis.
3. Gaudenzi. La sua vittoria di domenica a Baastad non è certo un caso, ma il risultato di una condizione che dire smagliante è poco. Il nostro attuale n°1, infatti, dal mese scorso ad oggi (contando anche il successo su Trifu a Stoccarda) ha un parziale di 17 vittorie e una sconfitta, (con Voinea nel 2° turno di Prostejov) con tre tornei di peso come St.Poelten, Braunschweig (praticamente un Atp mascherato da challenger) e appunto Bastaad all'attivo. Oltre a scalpi eccellenti come quelli ottenuti a spese di Blanco, El Aynaoui, Diaz, Robredo, Hipfl, Massu, Rios, Calleri o Vinciguerra. Tutto ciò fa di Gaudenzi un elemento assolutamente indispensabile nel team che dovrà sfidare la Croazia. Con lui le nostre attuali potenzialità (non oltre il 30%, a mio parere) salirebbero di almeno 15 punti in più. Il problema resta la distanza tra lui e gli altri dissidenti e la Fit: non sta a me dire chi ha torto e chi ha ragione, faccio solo presente che se vogliamo realisticamente puntare ad un immediato ritorno nel tabellone principale della Davis non possiamo prescindere dal tennista faentino.
Sarebbe auspicabile, pertanto, una risoluzione elegante della questione, che accontenti tutti, ma è certo che ora come ora la posizione di Gaudenzi si sia rafforzata a suon di risultati sul campo.
E la sua questione da un sassolino potrebbe diventare un macigno se Gaudenzi dovesse continuare a far punti nei prossimi tornei europei su terra che lo vedono impegnato.
4. I titolari. Purtroppo gli "eroi di Helsinki" non hanno saputo mantenere, da febbraio a questa parte, i risultati che ci si attendeva dopo aver vinto facilmente contro i finlandesi. I risultati, purtroppo, scarseggiano. Le uniche liete sono arrivate da Luzzi, che si è ben distinto nei primi tornei sul rosso (soprattutto Barcellona e Roma) prima che un infortunio ne condizionasse il rendimento e da Santopadre (tra l'altro riserva ad Helsinki) che ha portato a casa un bel successo contro Norman, a Roma. Per il resto non c'è da stare allegri: ci si attendeva da Navarra un rendimento all'altezza del suo grande talento, ma il mancino ligure, che è stato frenato da qualche problema fisico, ha mancato di continuità e non è riuscito ad entrare nei primi 200 del mondo. Mentre scrivo è impegnato a Manchester (dove difende il titolo conquistato lo scorso anno) ma i recenti tornei sull'erba ( e anche quelli precedenti) non inducono all'ottimismo. Per quanto riguarda Volandri, il giovane livornese nelle ultime settimane si è ripreso dopo un inizio di stagione un po' altalenante, portando a casa diversi piazzamenti discreti. Il problema, purtroppo, è che il ragazzo ha disputato solo tornei challenger, ad eccezione della sconfitta a Roma con Bruguera, e tutti sanno la differenza, notevole che c'è tra un Atp e un challenger, specie da 25.000 $. I challenger dovrebbero essere la palestra che prepara all'agonismo vero, ma qui mi sembra che l'allenamento duri un po' troppo e che la gara venga rimandata. Ogni tanto, quindi, bisognerebbe fare le qualificazioni nei tornei Atp (anche quelli da 350.000 $) per iniziare ad avere dimestichezza col tennis che conta e puntare a qualcosa in più che avvicinarsi alla soglia dei primi 100.
Credo dunque che questi siano gli elementi più significativi offerti dal circuito per valutare, ovviamente in prospettiva, lo spareggio di Roma. Se il match si dovesse giocare domani è indubbio che la Croazia sarebbe nettamente favorita per il successo finale, come ha confermato anche la vittoria di Ljubicic a Umago contro Luzzi (62 76(3) lo score).
Per livellare un po' le differenze sarebbe necessario che Luzzi tornasse a giocare come ad aprile e che almeno uno tra Volandri, Navarra e Santopadre (più quest'ultimo) trovasse quella forma necessaria per competere contro Ivanisevic e Ljubicic, che sono di un'altra categoria. A meno che, nei prossimi 2 mesi, non si riesca a sbloccare la questione-dissidenti, che permetterebbe al nostro attuale
n°1, Andrea Gaudenzi, di scendere in campo. E' inutile dire che di un tennista così competitivo sulla terra battuta ne abbiamo assolutamente bisogno.
O forse pensate che sarebbe la stessa cosa affrontare la Croazia senza Ivanisevic?
| >> Settimana 2-8 Luglio |
Il risarcimento del destino.
Visto che la settimana appena trascorsa non ha regalato grossi spunti di riflessione per il tennis italiano, nell'attesa che vada meglio durante questi 7 giorni (con il ritrovato Gaudenzi impegnato a Baastad e Sanguinetti e Pozzi nel non difficilissimo torneo sull'erba di Newport), ne approfitto per parlare dell'esaltante prestazione di Goran Ivanisevic al torneo di Wimbledon. Un torneo che ha offerto diversi argomenti: dalla clamorosa debacle di Martina Hingis (che stenta a ritrovarsi), sconfitta al 1° turno, al k.o. rimediato da Sampras dal campione in erba Federer, che col suo successo negli ottavi ha interrotto una striscia di 31 vittorie consecutive dell'ex n°1 che, da qualche tempo, lancia segnali di una crisi o meglio di un logorio (non tanto tecnico quanto psicologico) il cui cammino, risultati alla mano, sembra irreversibile. Ma soprattutto questo Wimbledon, edizione 2001, sarà ricordato per la straordinaria impresa di Ivanisevic, che merita di essere raccontata. Il mancino croato, a corto di risultati (non solo quest'anno) e con una spalla sempre più malandata, che lo costringe a delle infiltrazioni per presentarsi in campo("Ogni sera prendo 6 pastiglie e prego Dio" è stato il commento di Goran sul suo infortunio, dopo il repentino k.o. nelle qualificazioni di Roma decide di saltare Parigi per dedicarsi all'erba e quindi a Wimbledon. Viene invitato dagli organizzatori del Queen's, ma rimedia una secca sconfitta dal nostro Caratti, che aveva appena superato le qualificazioni. Tuttavia proprio dopo quella sconfitta Goran viene a sapere che a Wimbledon gli hanno riservato un posto in tabellone, concedendogli una wild-card. La sconfitta con Caratti è alle spalle. A Londra il croato affronta un 1° turno abbastanza morbido contro Jonsson poi, nel match successivo, ha ragione di Moya, che pur essendo uno spagnolo, sull'erba non può considerarsi uno sprovveduto. Al 3° turno Ivanisevic si imbatte in una delle sorprese della stagione, lo yankee Roddick (super pubblicizzato, come tutti i 18enni americani che giocano bene a tennis) ed alla fine hanno la meglio l'esperienza ma soprattutto i colpi (servizio e risposta di dritto) dell'ex n°2 del mondo, ora sceso addirittura fuori dai top-100 (125°). Negli ottavi "cavallo pazzo"(il soprannome che Goran si porta dietro sin dagli esordi sul nel circuito professionistico) elimina Rusedsky, uno dei beniamini di casa, regalando il primo dispiacere a quegli organizzatori che, con la wild-card, lo hanno fatto entrare in tabellone senza la trafila delle qualificazioni. È la dimostrazione che Ivanisevic c'è: Rusedsky, sull'erba, è avversario a dir poco ostico ed il successo nei suoi confronti è di assoluto rilievo. Nei quarti Goran si conferma, facendo fuori il russo Safin, che gioca bene a tennis ma che non ha nell'erba la propria superficie preferita. Il tutto fa da preludio alla sfida infinita con Henman, l'altro(il vero)beniamino del pubblico di Wimbledon. Il match, sospeso 3 volte a causa della pioggia ("Siamo pur sempre in Inghilterra" ha commentato durante una sospensione l'ex presidente Usa Bill Clinton, spettatore d'eccezione) vive di fasi alternate: la prima sospensione si conclude a vantaggio di "Timbledon" Henman, non solo per il punteggio (57 76 60 21 per Henman) ma soprattutto perché si ha chiara l'impressione che Henman abbia in pugno la partita. La pioggia, dunque, salva Goran che al rientro, raddrizza il match, vincendo il 4° set prima che la pioggia si comportasse ancora una volta da ospite indesiderato, mentre il croato conduce 3-2 nel quinto e decisivo set. Alla ripresa delle ostilità, però bastano appena 18 minuti ad Ivanisevic per agguantare la sua 4a finale ai "Championships", la prima raggiunta da una wild-card. Ad attenderlo, un signor erbivoro, Pat Rafter, finalista lo scorso anno nonché vincitore in S/F su Andrè Agassi. Per Ivanisevic, la quarta finale in un torneo che ha sempre premiato, col suo palmares, i talenti purissimi del nostro sport: Laver, McEnroe, Borg, Edberg, Becker fino all'ultimo "giardiniere" dei prati inglesi. Il suo successo finale, in una partita tiratissima (9-7 al quinto set) su un tennista come Rafter, campione non solo con la racchetta, sa di favola a lieto fine, di risarcimento con gli interessi di un destino che col croato è stato, in passato, certamente avaro e che nelle ultime stagioni lo ha visto vincente solo nella sua città natale, Spalato. Credo che i veri appassionati di questo sport, indipendentemente dalla simpatia per Rafter (esempio di tennista vero, dal talento notevole e soprattutto assai corretto in campo) abbiano gioito per il successo di Goran. Talento straordinario, colpi notevoli, fondamentali solidi e precisi e il proverbiale e terrificante servizio hanno caratterizzato la sua carriera tennistica, assieme però ad un carattere che dire bizzarro è riduttivo e che sicuramente ha frenato notevolmente le qualità di questo ragazzo (sui 30) che avrebbe avuto le chanches per diventare n°1 e segnare col suo tennis un'epoca. La speranza, non si sa quanto realistica e quanto utopistica, è che questo successo segni l'inizio di una rivincita e di una 2a carriera. Ed anche se ha dichiarato: "Se mi dicessero: "Vinci Wimbledon e poi non tocchi più racchetta", accetterei subito", l'augurio è che il croato dia ancora tante soddisfazioni. Perché il nostro è uno sport che vive di grandi personaggi. E Ivanisevic, può piacere o no, lo è. Eccome se lo è.
| >> Settimana 25 Giugno - 1 Luglio |
| >> Settimana 18-24 Giugno |
| >> Settimana 11-17 Giugno |
L'erba di Cristiano
Fa notizia la buona prestazione di Cristiano Caratti al Queen's. Il piemontese, infatti, non solo si è qualificato agevolmente, ma si è preso anche il lusso di battere in due rapidi set nel 1° turno del tabellone principale il croato Ivanisevic, che non sarà più quello di un tempo ma che sull'erba, col servizio che si ritrova, fa sempre paura. Il fatto curioso è che al Caratti di inizio carriera non sembrava poi molto congeniale al suo tennis il gioco su erba, nonostante nel '91 (il suo anno d'oro) avesse battuto in 2 tie-break John McEnroe a Rosmalen. Poi da qualche anno a questa parte ha iniziato a inserire più tornei verdi nel suo programma (scelta che ritenevo sbagliata) ma alla fine sembra che abbia avuto ragione lui. Intanto, a Wimbledon, è l'unico azzurro con Navarra ad aver superato il 1° turno di qualificazione battendo tra l'altro la nuova stella del tennis americano, Russell..
Romani in difficoltà
I tennisti in questione sono Vincenzo Santopadre e Stefano Tarallo. Il primo, dopo l'exploit del Foro Italico a Roma contro Norman, non si è più ripetuto agli stessi livelli, subendo un'evidente flessione di gioco e di condizione. Tarallo, viceversa, attraversa un periodo avaro di risultati: l'ultima vittoria risale alle qualificazioni del Roland Garros (proprio contro Santopadre), prima di subire tre sconfitte consecutive. Il difficile per l'allievo di Maurizio Riva viene adesso, con la difesa dei punti conquistati lo scorso anno grazie ai successi ottenuti a Sassuolo, Manerbio e Sofia. Urge quindi un brusco cambio di tendenza: per mantenere quei livelli bisogna ovviamente vincere più partite (migliorando il bilancio di questa stagione, 5 vittorie e 15 sconfitte) ma soprattutto non farsi sorprendere da avversari come Thomann, Marx o Jorquera.
Programmi da ragionieri
Massiccia la presenza di azzurri nelle qualificazioni di Wimbledon: quest'anno saranno ben 12. Ora, scontato che è sempre lodevole partecipare alle prove dello Slam, bisogna capire con quali obiettivi si va a fare le qualificazioni. Un conto è programmarsi come Navarra, Caratti e Pescosolido, che stanno già giocando sull'erba; un altro è presentarsi a Rodhempton (il sobborgo di Londra dove si giocano gli incontri preliminari) con alle spalle tornei solo sul rosso. Il tennis su erba è uno sport completamente diverso e deve essere affrontato con una adeguata preparazione, altrimenti si va a Londra solo per turismo. Alla fine, quindi, è decisamente meglio (per classifica e morale) fare i "ragionieri" come Tarallo, Gaudenzi o Volandri e continuare a giocare sul rosso. Poi si può anche perdere al 1° turno di Lugano o Braunschweig, ma almeno il calcolo probabilistico è dalla propria parte.
Renzo in silenzio
La semifinale raggiunta a Biella dà smalto alla stagione di Renzo Furlan, capace di battere "bene" tre tennisti in forma come Volandri, Galimberti e Acasuso (quest'ultimo un po meno) prima di perdere da C.Rochus un match che avrebbe potuto far suo. La speranza è che il risultato raggiunto possa dare fiducia e morale al veneto, che pare essersi ripreso dopo aver incamerato un parziale di 5 sconfitte al 1° turno tra maggio e giugno. L'azzurro si gioca molto nei prossimi challenger italiani su terra, dove può entrare in tabellone con qualche aiuto (vedi wild-card) e dove può sperare di fare risultato anche considerando il livello solitamente medio-basso di questi tornei.
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